Cosa pensano le aziende europee attive in ASEAN

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L’EU-ASEAN Business Council ha pubblicato la terza edizione del EU-ASEAN Business Sentiment Survey, un utile strumento per valutare l’opinione delle imprese europee che operano in ASEAN su questioni macro-economiche, politiche, normative e commerciali.

Per l’Associazione Italia-ASEAN i risultati del survey sono una conferma della necessità di dare alle imprese e alle istituzioni italiane strumenti per meglio comprendere la portata delle opportunità che l’ASEAN rappresenta.

Infatti, il 70% degli intervistati ritiene che il mercato ASEAN sia cresciuto in importanza negli ultimi due anni e crede che i propri profitti cresceranno. Le aziende più ottimiste sono risultate quelle operanti in Brunei, Vietnam e Birmania. Sulla stessa scia, il 75% ritiene che l’ASEAN sia la regione del mondo che offre le prospettive più interessanti per i prossimi 5 anni.

Quando si parla di ‘ease of doing business’, le Filippine sono al primo posto per questioni giuslavoristiche e costo del lavoro, Singapore per infrastrutture, stabilità politica, fiscalità, norme e regolamenti. Rispetto al survey del 2016 le novità sono un generale e lieve peggioramento delle opinioni sulla Malesia e un miglioramento dello stesso tenore per la Thailandia.

Le aziende sostengono che, in generale, l’importanza dell’ASEAN sia data dall’efficienza delle infrastrutture, dall’accresciuto grado di integrazione regionale e dal tenore della ripresa economica in corso; e alla domanda sul perché hanno deciso di investire nell’area le risposte sono la diversificazione del bacino di clienti, governi e sistemi politici stabili, e costi di produzione ragionevoli.

Interessante notare che 9 intervistati su 10 ritengono che un accordo commerciale region-to-region avrebbe benefici maggiori della somma degli accordi bilaterali che l’UE sta negoziando con i singoli ASEAN Member States (Singapore, Vietnam, Indonesia, Malesia, Filippine, Thailandia e Birmania). Inoltre, ritengono che il nuovo atteggiamento commerciale degli USA rappresenti una grande occasione per l’Europa.

Infatti, le aziende europee continuano a sentirsi svantaggiate rispetto alle concorrenti di paesi che hanno già un FTA con l’ASEAN, come Cina, Giappone e Corea del Sud, e ritengono che un FTA sia auspicabile per stabilire regole certe per la protezione degli investimenti e della proprietà intellettuale e realizzare coerenza e certezza normativa.

A rafforzare la validità degli scopi per cui l’Associazione Italia-ASEAN è nata, si registra che solo un quarto delle aziende ha sviluppato una strategia focalizzata sulla nuova Comunità Economica dell’ASEAN e solo il 39% si sente sufficientemente informato sull’esistenza di FTA regionali e internazionali. Nonostante ciò, l’uso di supply chain regionali da parte delle aziende europee continua a crescere, seppur marginalmente: 41% nel 2015; 55% nel 2016; 56% nel 2017.

I dati che emergono dal survey evidenziano, dunque, quanto la regione dell’ASEAN rappresenti uno snodo cruciale per l’affermarsi di una crescita economica globale e quanto l’Europa e l’Italia abbiano da guadagnare da un lavoro di avvicinamento, di dialogo e di scambio con i paesi dell’ASEAN.

Ecco il link al report completo
https://docs.wixstatic.com/ugd/63371b_5620e0cc82d24799bc43f3f46806b7b3.pdf

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