Cambogia, Myanmar

Import di riso senza dazi da Cambogia e Myanmar. La Ue apre un’inchiesta

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La Commissione europea scende in campo con gli agricoltori del riso e apre un’indagine sui volumi e sui prezzi delle importazioni a dazio zero dalla Cambogia e dal Myanmar (Birmania). La decisione, pubblicata ieri sulla Gazzetta Ufficiale Ue, arriva a un mese dalla presentazione da parte dell’Italia, col sostegno di altri sette Paesi, di una domanda per l’attivazione della clausola di salvaguardia per i risicoltori europei. In Europa l’Italia è il primo produttore di riso, con 1,50 milioni di tonnellate pari a circa il 50% dell’intera produzione continentale.

L’inchiesta parte dalla constatazione che negli ultimi cinque anni le quote di mercato di riso cambogiano e birmano a dazio zero entrate nella Ue sono salite rispettivamente dal 13% al 21% e dallo 0% al 5 per cento. Soltanto nell’ultimo anno, ricorda la Coldiretti, dalla Cambogia e dalla Birmania-Myanmar sono sbarcati in Italia circa 22,5 milioni di chili di riso: un pacco di riso su quattro venduto nel nostro Paese conterrebbe prodotto straniero, con la produzione asiatica che rappresenta circa la metà del riso importato in Italia.

Il dazio zero è un vantaggio riconosciuto ad alcuni Paesi asiatici secondo il principio Eba: Everything but arms, Tutto fuorché le armi. Ma nel caso del riso cambogiano e birmano, sostengono gli agricoltori, questo che è e resta un principio legittimo avrebbe finito col danneggiare i diritti dei risicoltori europei. Nel caso di quelli italiani, in particolare, avrebbe portato a dimezzare le quotazioni riconosciute agli agricoltori. Se l’indagine avviata dalla Commissione europea confermerà le tesi degli agricoltori, allora potrà essere applicata la clausola di salvaguardia a tutela del settore, una misura che può durare fino a tre anni, salvo proroghe.

In una nota, il ministero dello Sviluppo economico esprime «grande soddisfazione per l’avvio dell’inchiesta. L’auspicio è che porti in tempi brevi al ripristino dei normali dazi doganali sulle importazioni di riso Indica dalla Cambogia e dal Myanmar». Anche Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, esprime il suo «ringraziamento alla commissaria europea al Commercio estero, Cecilia Malmstrom, per aver accolto i nostri numerosi appelli, da ultimo la lettera inviatale il 14 marzo, per la salvaguardia sociale ed economica del settore del riso in Italia e in Europa». Per la commissaria Malmstrom, si tratta del terzo intervento in difesa dell’agroalimentare europeo, dopo il pomodoro australiano e il prosecco made in Moldavia commercializzato in Usa.

Secondo la Coldiretti, occorre fare presto: nell’ultimo anno la concorrenza a dazio zero dall’Asia ha fatto contrarre i prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani del 58% nel caso dell’arborio, del 57% per il carnaroli, del 41 % per il Roma e del 37% per il vialone nano. Confagricoltura, tra i sostenitori delle richieste di intervento avanzate dal governo italiano, ricorda anche che l’effetto delle importazioni dall’Asia ha determinato un abbattimento del 40% della produzione e delle vendite di riso Indica a livello europeo negli ultimi cinque anni. Mentre la Cia-Agricoltori italiani si è messa a disposizione per aiutare le aziende risicole nell’espletamento degli adempimenti burocratici che saranno richiesti dagli uffici della Commissione Ue per lo svolgimento della sua indagine.

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