Italia-ASEAN: intervista a Enrico Letta

unnamed Francesco Tortora | L'Indro
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Italia-ASEAN: un rapporto tutto da raccontare Intervista all’ex Premier e Accademico Enrico Letta, Presidente dell’Associazione Italia-ASEAN

Le relazioni tra Italia e l’ASEAN, il sesto mercato economico mondiale, finora sono stati caratterizzate da spontaneismo e poca organizzazione a monte. Dopo l’istituzione dell’Unione Europea e la strutturazione dell’ASEAN da Associazione in Unione di Stati del Sud Est Asia molte cose sono cambiate. Ne parliamo con il Presidente di una delle entità maggiormente proattive nel promuovere l’Italia nel Sud Est Asia, l’ex Premier ed Accademico Enrico Letta, Presidente della Associazione Italia-ASEAN

1) Sulle piazze estere, Sud Est Asia compresa, l’Italia sembra piuttosto muoversi in modo individuale e non integrato, a differenza di quanto accade per altre Nazioni (esempio Germania, Francia) in fase di progettazione ed attuazione di investimenti e/o esportazione. Sta cambiando qualcosa -dal suo punto di vista- nell’approccio dell’Italia nei confronti dell’ASEAN?

In Italia, dalla riforma del Ministero degli Esteri del 2010, si sta tentando di utilizzare un approccio, se non integrato, almeno non schizofrenico o competitivo. Secondo me la nostra Direzione Generale Sistema Paese sta facendo un grande lavoro e penso lo stesso di quanto sta facendo il MiSE, in coordinamento con la DG Trade dell’UE. Se la politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione, non è così per le strategie di promozione e di diplomazia economica. Nel mondo non c’è un modello univoco da seguire. Stati Uniti, Cina e Francia delegano la diplomazia economica soprattutto al ministero del Commercio; Germania, Giappone e Corea del Sud si affidano ad agenzie ad hoc, soggette al ministero del commercio; Gran Bretagna e Singapore hanno creato agenzie specifiche ma con supervisione congiunta dei ministeri degli esteri e del commercio; gli scandinavi delegano al personale delle ambasciate che si coordina con i colleghi dei rispettivi ministeri del commercio. Questa è chiaramente una di quelle materie in cui la distinzione tra politica interna ed estera non funziona. Sempre più spesso nel policy making bisognerà tenere presente che il campo d’azione è il mondo; tante categorie stanno perdendo di senso e la politica e la pubblica amministrazione devono sbrigarsi a tenere il passo.

2) L’ASEAN -nella fase di progettazione e concretizzazione- ha guardato a quanto è stato fatto in Unione Europea con molta attenzione. Ma ha evidentemente scelto altre strade (no cessione di sovranità, no moneta unica…) come ad esempio la strutturazione di un mercato interno auto-protetto verso l’esterno (dazi doganali alti sui prodotti importati, cartelli interni facilitatori del commercio interno all’ASEAN…). Qual è il suo punto di vista in merito?

L’Unione Europea non può che essere il modello per tutte quelle realtà che vogliono puntare a realizzare una più ampia condivisione dei benefici, delle responsabilità e del potenziale di influire ai tempi della globalizzazione. Però è indubbio che qualsiasi abito, anche se fatto dal miglior sarto, non può calzare bene a chiunque. Se da un lato, i nostri amici dell’Asean hanno reso il funzionalismo di Jean Monnet uno dei cardini del Asean Way, lo stesso non può dirsi a proposito del nostro tentativo di creare una comunità politica e di valori. Però bisogna tenere in considerazione che nel 1967, anno di fondazione dell’Asean, le storie politiche e statuali di Indonesia, Malaysia, Thailandia, Singapore e Filippine erano decisamente più distanti tra loro di quanto potessero esserlo, nel 1957, quelle di Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. La creazione del mercato unico dell’Asean è da considerarsi un passo in avanti epocale. Se da un lato sono state create delle forti barriere all’ingresso, non bisogna dimenticare che l’ASEAN, e molti dei suoi Paesi membri, stanno lavorando ad un’ambiziosa agenda di negoziati di libero scambio. Tra UE e Vietnam è già in vigore, per quanto riguarda quello tra UE e Singapore, si attende il processo di ratifica. Di grande prospettiva sono il RCEP, tra Asean, Cina, Giappone, India, Corea, Australia e Nuova Zelanda, e il negoziato region-region tra UE e Asean. Per non parlare dei Paesi membri firmatari del TPP-11.

3) Come Intende muoversi l’Italia nei confronti di questa vera e propria strategia d’azione comune dell’area ASEAN alquanto protezionista?

In politica commerciale, strictu sensu, l’Italia non ha margine di manovra, a parte quello che le è concesso dai trattati europei. E’ importante ricordare sempre che la politica commerciale è ormai competenza esclusiva dell’UE. Per fortuna, direi. L’UE ha dimostrato in questi anni un grande attivismo in politica commerciale e i tanti FTA conclusi o via di negoziazione o modernizzazione sono manna dal cielo per un paese esportatore come il nostro. L’UE dovrebbe stringere i tempi sulla ratifica dell’accordo con Singapore e dare una bella accelerata a quello con l’Asean. In questo modo qualsiasi velleità protezionista verrebbe spazzata via. L’Italia, invece, ha la necessità di stare accanto a quelle aziende che ancora non riescono a competere sui mercati internazionali e portare la percentuale delle aziende che esportano dall’attuale 30%, fino alla media di Francia e Germania, circa il 50%. Dipendere dalla domanda di 60 milioni di consumatori da molte meno certezze rispetto ad una domanda potenziale da 7 miliardi di consumatori.

4) Può raccontarci per quali scopi è nata Italia-Asean e cosa svolge nel veicolare l’immagine, la Cultura e l’Economia dell’Italia nell’ASEAN?

L’Associazione Italia-Asean, nasce nel 2015 con l’obiettivo di rafforzare il dialogo, la conoscenza e gli scambi tra il nostro Paese e quelli dell’Asean. L’obiettivo è rendere il nostro Paese più rapido ad essere leader nei paesi Asean. Oggi l’interscambio tra l’Italia e le economie dei paesi Asean è molto basso. E’ all’approfondimento dei nostri rapporti questa area che si dovrà perseguire nel prossimo futuro. Fondamentale a tale riguardo è lo sviluppo di un’azione coordinata tra le varie componenti, politica, economica e imprenditoriale. La presenza dell’Italia quindi dovrà essere sempre più incisiva e costante. Questa iniziativa si colloca nel solco di altre attività già avviate dal Ministero degli Affari Esteri e dall’Ice. Ad oggi abbiamo pubblicato 4 volumi: uno generale sull’Asean, uno su Singapore, uno sull’Indonesia e, infine, la traduzione italiana di ‘The Asean Miracle’ di Mahbubani. Abbiamo, inoltre, redatto una guida pratica per le aziende per utilizzare i fondi dell’Asian Development Bank, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e PwC Italia. Sempre sul versante italiano ci occupiamo di organizzare eventi periodici per raccontare le opportunità che l’Asean offre. Per quanto riguarda, invece, la promozione del Sistema Italia nel sudest asiatico, ogni hanno organizziamo un forum di dialogo Italia-Asean, che l’anno scorso si è tenuto a Jakarta e quest’anno a sarà a Singapore. Infine, siamo stati scelti alla fine dell’anno scorso dal Ministero degli Esteri per organizzare un incontro tra il Ministro degli esteri indonesiano, in visita a Roma, e la business community italiana. Sul versante culturale abbiamo ultimamente aggiunto alla nostra compagine sociale FederlegnoArredo e Federalimentare, perché crediamo che un racconto vincente delle eccellenze italiane non possa prescindere dai suoi campioni della creatività, il design e l’agroalimentare.

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