Intesa commerciale UE-Filippine: Bruxelles punta sull’ASEAN

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Bruxelles e Manila raggiungono un accordo sostanziale sul libero scambio. Dazi, appalti e filiere al centro dell’ennesimo patto con un Paese del Sud-Est asiatico

Di Fabrizio Dell’Orto

L’Unione europea e le Filippine hanno compiuto un passo decisivo verso un accordo di libero scambio. Il 22 settembre hanno annunciato un’«intesa sostanziale» sui negoziati: un risultato politico che apre la strada alla conclusione del trattato, ma non ne segna ancora la firma né l’entrata in vigore. I negoziatori devono definire i dettagli tecnici e le modalità di attuazione, seguiranno le procedure formali di approvazione. L’annuncio è arrivato dopo un colloquio tra il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, e la ministra filippina Cristina Roque. Ursula von der Leyen ha parlato con il presidente Ferdinand Marcos Jr. e ha prospettato un ritorno a Manila nel 2027 per la firma. È un obiettivo politico, non una data certa per l’applicazione delle nuove regole. 

La portata economica dell’intesa si misura anzitutto sui dazi. Secondo la Commissione, il futuro accordo liberalizzerà oltre il 94% delle voci tariffarie, corrispondenti a più del 97% degli scambi bilaterali. Per gli esportatori europei significa un accesso più agevole a un mercato di 113 milioni di persone. Tra i prodotti citati da Bruxelles figurano macchinari, mezzi di trasporto, medicinali e dispositivi medici, oltre a carni, latticini e alcolici. Per le imprese filippine si profila un rapporto commerciale più stabile con il mercato europeo. 

Il patto va oltre le merci. Le regole sugli appalti aprirebbero, secondo la Commissione, le gare del governo filippino a offerenti stranieri per la prima volta. Il testo riguarda anche servizi, investimenti, commercio digitale e proprietà intellettuale. Bruxelles punta a proteggere quasi 200 indicazioni geografiche europee e promette che le norme sugli scambi digitali salvaguarderanno la riservatezza dei dati e i consumatori. Sono capitoli rilevanti per le aziende anche quando il dazio su un prodotto è già basso: stabiliscono a quali condizioni si può operare nell’altro mercato.

Energia, materie prime e sostenibilità completano il quadro. L’Ue presenta il rispetto dei diritti umani e dell’Accordo di Parigi come elementi essenziali del futuro trattato, insieme a un capitolo dedicato a commercio e sviluppo sostenibile. Il peso effettivo di questi impegni dipenderà dal testo definitivo e dalla sua applicazione. Per ora l’annuncio indica la direzione scelta dai governi, mentre le regole operative devono essere finalizzate. 

La relazione parte da una base consistente. Gli scambi di beni tra Ue e Filippine hanno raggiunto 17,6 miliardi di euro nel 2025; quelli di servizi ammontavano a 10,3 miliardi nel 2024. L’Ue era il quarto partner commerciale dell’arcipelago per le merci, con l’8,3% del suo commercio totale. Lo stock di investimenti diretti europei nelle Filippine era pari a 15,4 miliardi di euro. Il trattato mira quindi sia ad ampliare gli scambi sia a rendere più prevedibili attività economiche già avviate.

Per Manila conta anche la natura dell’accesso al mercato europeo. Molti prodotti filippini beneficiano già delle preferenze tariffarie del regime Gsp+, subordinate al rispetto di convenzioni internazionali su diritti, lavoro, ambiente e governance. Un accordo bilaterale sostituirebbe nel tempo quel sistema unilaterale con obblighi reciproci negoziati dalle due parti. La stabilità delle regole potrebbe essere particolarmente utile a chi programma investimenti e forniture su più anni.

Il risultato arriva al termine di un percorso discontinuo. I colloqui iniziarono nel 2015, si interruppero dopo le prime tornate e ripresero nel marzo 2024. Da allora è cresciuta l’importanza strategica del Sud-Est asiatico per Bruxelles: diversificare mercati e catene di fornitura è diventato più urgente in una fase di tensioni commerciali e geopolitiche. Anche per Manila ampliare i rapporti economici significa avere più opzioni nelle relazioni con i grandi partner. 

Le Filippine entrano così in una rete europea ancora in costruzione. Gli accordi con Singapore e Vietnam sono già in vigore; i negoziati con l’Indonesia si sono conclusi, mentre quelli con Thailandia e Malesia proseguono. Bruxelles considera i patti con i singoli Paesi possibili tasselli di un futuro accordo con l’intera ASEAN, un traguardo che resta difficile per le differenze tra le economie della regione. Secondo Deutsche Welle, gli scambi di merci tra Ue e Sud-Est asiatico hanno raggiunto 274,9 miliardi di euro nel 2025: una dimensione che spiega la crescente attenzione europea per la regione.

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