Dai Pixel ai chip, Vietnam e Filippine puntano all’alto reddito

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Google sposta la produzione nel Sud-Est asiatico, mentre il boom dei semiconduttori accelera la crescita. Hanoi e Manila si avvicinano ora allo status di economie ad alto reddito

By Tommaso Magrini

Un Pixel può valere più di uno smartphone. Per il Vietnam, può diventare un gradino verso il club delle economie ricche. Google ha comunicato ai fornitori l’intenzione di trasferire fuori dalla Cina entro il 2027 tutta la produzione dei suoi smartphone, smartwatch e auricolari Pixel. Una parte finirà in India, ma Hanoi ha già superato l’esame più difficile: quest’anno Google ha sviluppato e prodotto in Vietnam i suoi telefoni di fascia alta, affidando al Paese non soltanto l’assemblaggio ma alcune delle fasi necessarie per avviare da zero la produzione di un nuovo modello. Il risultato avrebbe convinto il colosso americano ad accelerare il disimpegno dalla Cina.

La scelta arriva mentre il Vietnam cambia categoria anche nelle classifiche internazionali. Nell’aggiornamento di luglio della Banca Mondiale è entrato per la prima volta tra le economie a reddito medio-alto. Il prossimo salto è molto più difficile: entrare nel gruppo dei Paesi ad alto reddito evitando quella “trappola del reddito medio” nella quale la crescita rallenta quando salari e costi aumentano, erodendo il vantaggio della manodopera a basso prezzo prima che l’economia abbia sviluppato tecnologia e produttività sufficienti per competere ai livelli superiori.

È qui che Pixel e semiconduttori si incontrano. Per decenni il modello vietnamita si è fondato sulla combinazione tra salari contenuti, investimenti stranieri ed export manifatturiero. La frammentazione delle catene globali e il de-risking dalla Cina hanno portato una nuova ondata di produzione. Samsung ha costruito nel Paese un vasto ecosistema dell’elettronica che ora può essere utilizzato anche da altri gruppi. Google punta ad aumentare le spedizioni di Pixel dalle circa 12 milioni di unità del 2025 a circa 13 milioni quest’anno. Dal 2027 la Cina dovrebbe uscire completamente dalla produzione di telefoni, orologi e auricolari del marchio.

Non basta però sostituire Shenzhen come luogo di assemblaggio. Il vero salto arriva quando una quota maggiore del valore resta nel Paese. Il boom dei semiconduttori offre questa possibilità al Vietnam e, con caratteristiche diverse, alle Filippine. L’espansione dell’industria dei chip sta ridisegnando la traiettoria economica del Sud-est asiatico, spingendo entrambi più vicino allo status di economie ad alto reddito. Per Hanoi significa passare progressivamente dalla manifattura ad alta intensità di lavoro verso attività tecnologiche, ingegneristiche e industriali a maggiore valore aggiunto.

La corsa riguarda anche Manila. Le Filippine dispongono da decenni di una base nell’assemblaggio e nel testing dei semiconduttori e di una forza lavoro anglofona relativamente qualificata. Ma la convergenza è stata lenta: secondo la Banca Mondiale, tra il 1990 e il 2023 il ritmo medio di avvicinamento delle Filippine alle economie ad alto reddito è stato appena dello 0,8%. Senza un’accelerazione delle riforme, nel 2050 il reddito nazionale lordo pro capite resterebbe ancora circa un terzo sotto la soglia necessaria per entrare nel gruppo dei Paesi ricchi.

Vietnam e Filippine cercano dunque di percorrere una strada già battuta nell’Asia orientale. Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Singapore non sono diventati ricchi limitandosi ad aumentare la quantità di manufatti esportati. Hanno spostato progressivamente produzione, competenze e investimenti verso segmenti più complessi, aumentando produttività e salari. Nelle economie ad alto reddito, i settori ad alta intensità di competenze rappresentano generalmente una quota molto maggiore dell’export.

Per il Vietnam la finestra è favorevole. Le tensioni tra Washington e Pechino stanno spingendo le multinazionali a costruire filiere alternative alla Cina proprio mentre l’intelligenza artificiale alimenta nuovi investimenti in semiconduttori, server e infrastrutture digitali. Hanoi può intercettare entrambi i movimenti. La Banca Mondiale indicava già lo scorso anno nello sviluppo di competenze tecnologiche avanzate uno dei passaggi necessari per raggiungere lo status di economia ad alto reddito.

Resta da capire quanto della nuova industria verrà davvero radicato nell’economia locale. Una fabbrica straniera aumenta export e occupazione; progettazione, ricerca, fornitori nazionali e personale altamente specializzato moltiplicano l’effetto su produttività e redditi. È la distanza che separa una piattaforma manifatturiera da un’economia tecnologica.

Google sta portando i Pixel fuori dalla Cina perché vuole ridurre il rischio geopolitico delle sue catene produttive. Il Vietnam li accoglie per una ragione diversa. Dopo essere salito tra i Paesi a reddito medio-alto, deve dimostrare di poter salire ancora. La prossima frontiera non è produrre più smartphone e chip. È trattenere una parte sempre maggiore del valore che contengono.

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