Amici di tutti, arruolati da nessuno

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La recente visita di Vladimir Putin non è stata per il Vietnam una scelta, ma una necessità per la sua linea diplomatica

Editoriale a cura di Lorenzo Lamperti

In Occidente c’è spesso una visione “esclusiva” dei rapporti diplomatici. Quasi come se mantenere o perseguire migliori relazioni con l’uno o l’altro relazioni significasse fare una scelta di campo. Una visione da bianco e nero che non aiuta a capire la prospettiva di molti Paesi emergenti, il cosiddetto “Sud globale”. E in particolare del Sud-Est asiatico, regione che è la cartina di tornasole del desiderio di multipolarità e multilateralismo. Un desiderio radicato nel profondo dell’approccio dell’ASEAN e che si riflette, pur mantenendo diversi tratti e specificità, nei suoi Stati membri. Chi forse più di tutti incarna questa postura è il Vietnam, con la sua “diplomazia del bambù”. L’idea alla base: essere amici di tutti, nemici di nessuno. Proprio come i bambù, il Vietnam crede che con questo approccio possa crescere in modo flessibile ma saldo. Una convinzione che si è fin qui rivelata corretta. Hanoi è riuscita a mantenere stretti legami politico-difensivi con la Russia ed economici con la Cina. Ma ha anche perseguito con successo un percorso di approfondimento delle relazioni con gli altri vicini asiatici e con l’Occidente. Nel corso di pochi anni, il Vietnam ha elevato le relazioni bilaterali con Giappone, Corea del Sud, Australia e Filippine. Ma ha anche sottoscritto due importanti accordi di libero scambio con Unione Europea e Regno Unito. Non solo. Durante la sua presidenza di turno dell’ASEAN è stato siglato anche il RCEP, accordo commerciale che riunisce gran parte dei Paesi dell’Asia-Pacifico. Quando, lo scorso settembre, Joe Biden è stato protagonista di una storica visita nella capitale vietnamita, Hanoi ha anche portato al massimo livello la partnership col suo vecchio rivale. Approfondendo ulteriormente le già floride relazioni commerciali: il Vietnam è sempre di più epicentro regionale di investimenti e hub produttivo globale. Un processo che negli ultimi tempi coinvolge con sempre maggiore convinzione i grandi colossi internazionali della tecnologia. Tutto questo, però, non significa che Hanoi abbia fatto o voglia fare una scelta di campo. La visita del Presidente americano non preludeva a un “arruolamento” del Vietnam in ottica anti russa o anti cinese, come forse pensava qualcuno viste le critiche per il recente viaggio di Vladimir Putin nel Paese. Per il Vietnam, ricevere il Presidente russo non è stata una scelta, ma una necessità per continuare a tutelare le sue relazioni internazionali, fornendo qualche rassicurazione allo storico partner dopo i due passi in direzione di Washington. I rapporti con Mosca non hanno peraltro impedito al governo vietnamita di mostrare vicinanza anche all’Ucraina. Negli ultimi due anni, il Premier ha incontrato due volte il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Hanoi ha anche inviato degli aiuti umanitari a Kiev. Il tutto provando come sempre a favorire il dialogo e la risoluzione politica del conflitto. 

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