L’Indonesia vaccinerà i lavoratori prima degli anziani

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Il gigante ASEAN sceglie una strategia diversa per fermare l’avanzata del COVID e far ripartire l’economia

La sfida della vaccinazione, una straordinaria impresa logistica resa ancor più ardua dai ritardi della produzione, richiede scelte difficili. Durante lo scorso anno i policymakers di tutto il mondo hanno concentrato sforzi e risorse prima nella ricerca per lo sviluppo dei vaccini e quindi nell’acquisto delle dosi necessarie all’inoculazione dei propri concittadini. Negli ultimi mesi, invece, una nuova domanda ha conquistato il centro del dibattito politico: a chi spetteranno le prime dosi disponibili?

La discussione riguardante il corretto ordine di precedenza nella somministrazione dei vaccini è di estrema importanza. Una volta terminata la vaccinazione degli operatori sanitari, la maggior parte degli Stati Membri dell’Unione Europea ha scelto di dare priorità ai cittadini più anziani, ritenuti gli elementi più fragili di fronte al virus, partendo quindi  dagli ultraottantenni, gli ultra sessantacinquenni, e così via scendendo. L’Indonesia, invece, ha scelto una strategia diversa: vaccinare per primi i cittadini tra i 18 e i 59 anni, la forza lavoro, che rappresenta più del 60% della popolazione. 

Il governo ha scelto di intraprendere questa strada per due motivi principali. Il primo è prettamente sanitario; le autorità indonesiane sperano di poter fermare l’avanzata del contagio immunizzando coloro che si muovono di più, sia per gli impegni professionali che per le attività sociali. Queste persone hanno più probabilità di essere contagiate e di conseguenza di contagiare a loro volta: l’80% dei casi COVID registrati in Indonesia è tra la popolazione attiva. Il secondo motivo è essenzialmente economico; come e forse più di altre economie mondiali, infatti, l’Indonesia sta pagando un conto salatissimo per l’epidemia. La ripresa passa anche per la ripartenza del turismo e dei trasporti, tra i settori maggiormente colpiti, e per questo serve che le persone possano ritornare al più presto a lavorare, magari anche a viaggiare, in sicurezza. 

Questo risultato, secondo Fithra Faisal Hastiadi, economista dell’Università dell’Indonesia e portavoce del Ministero del Commercio, può essere raggiunto solo attraverso una campagna di vaccinazione di massa delle persone in piena età lavorativa, a partire, certo, da coloro che svolgono una professione in cui il rischio di contagio è più elevato (gli operatori sanitari, le forze di polizia ed i militari). L’Indonesia sta dunque puntando sul vaccino per risolvere sia l’emergenza sanitaria che la crisi economica. Per dirla con le parole di Hastiadi, «quando si parla di salute pubblica si parla anche di economia, perché la salute pubblica è una funzione dell’economia». 

Come tutte le scelte anche questa non è esente da critiche e il governo indonesiano è stato accusato a più riprese di non preoccuparsi abbastanza per la salute delle fasce più deboli della popolazione. Amin Soebandrio, direttore dell’Istituto di biologia molecolare Eijkman, difende però la strategia di Jakarta dichiarando che vaccinare per primi i lavoratori è l’unico modo per l’Indonesia di raggiungere l’immunità di gregge e riportare il contagio sotto controllo. Altro convinto sostenitore di questa scelta è il Ministro della Sanità, Budi Gunadi Sadikin, che, nonostante non vi siano ancora studi approfonditi sull’impatto dei vaccini sulla diffusione del virus, ha insistito sul fatto che grazie a questa strategia gli anziani non rischieranno più di essere infettati dai parenti che rientrano a casa dopo una giornata a contatto con altre persone. 

Certo, quando l’Indonesia ha dato il via alla campagna vaccinale, non era sicura di avere abbastanza dosi per vaccinare l’intera popolazione , ed il Paese aveva a disposizione soltanto il vaccino Sinovac Biotech, sviluppato in Cina, che, allora, non era ritenuto scientificamente efficace e sicuro sugli anziani. L’approvazione all’uso di Sinovac sugli ultrasessantenni è arrivata il 6 febbraio scorso e nel frattempo il governo ha prenotato ulteriori 125 milioni di dosi del vaccino cinese e 330 milioni di dosi dei vaccini di AstraZeneca e Pfizer-BioNTech. Eppure il Governo non sembra, al momento, intenzionato a cambiare l’ordine di priorità con cui verrà somministrato il vaccino. 

CB. Kusmaryanto, membro del Comitato di bioetica del Paese, sostiene che in Indonesia non è possibile «fare buone scelte, ma scegliere il male minore». L’economia indonesiana, la più grande del Sud-Est asiatico e la decima al mondo a parità di potere d’acquisto, ha superato l’India nel 2012 diventando il secondo stato membro del G20 per crescita del PIL. Dall’inizio del nuovo secolo, l’Indonesia ha dimezzato la povertà e prima del Covid-19 si era qualificata per raggiungere lo status di Paese a reddito medio-alto. Il piano del governo ora è di vaccinare il 67% degli individui nei prossimi 15 mesi, sperando che la strategia si dimostri efficace e sufficiente a rimettere l’Indonesia sulla propria traiettoria di sviluppo.

A cura di Carola Frattini

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