Nel 2026 l’ASEAN continuerà a crescere

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Nonostante i dazi e le turbolenze internazionali, il Sud-Est asiatico continua a crescere nel 2025 e nel 2026. E per il futuro può puntare a un modello a elevata sostenibilità

Di Tommaso Magrini

Negli ultimi mesi, l’Asia — e in particolare i Paesi in via di sviluppo nella regione Asia-Pacifico — hanno mostrato una notevole resilienza economica in un contesto globale segnato da forti tensioni commerciali, guerre tariffarie, pressioni inflazionistiche e instabilità geopolitica. Un segnale importante di questa capacità di tenuta viene da un aggiornamento delle proiezioni pubblicato di recente da Asian Development Bank (ADB), che ha rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita per il 2025. 

In particolare, l’ADB prevede che le economie in “developing Asia and the Pacific” — ovvero l’insieme di economie in via di sviluppo della regione, tra cui molti paesi ASEAN — crescano del 5,1% nel 2025. Questo dato rappresenta un aumento rispetto alla previsione di settembre 2025, in quella che viene considerata una mossa significativa alla luce delle tensioni globali attuali. Per il 2026, la crescita attesa è leggermente più moderata ma comunque solida, stimata intorno al 4,6%. 

Queste stime riviste al rialzo arrivano in un momento in cui molti osservatori internazionali — e non soltanto l’ADB — avevano messo in guardia sul possibile “atterraggio brusco” per le economie asiatiche, a causa di un cocktail di fattori sfavorevoli: da una parte la crescente instabilità del commercio globale e l’impatto delle nuove tariffe sui flussi commerciali; dall’altra, la debolezza strutturale di alcune grandi economie, con una domanda interna spesso incerta e problemi nei settori chiave come l’immobiliare. 

Eppure, il nuovo outlook dell’ADB — insieme ad altri segnali economici — suggerisce che almeno per l’immediato futuro l’Asia e l’ASEAN si stanno adattando: non con un rimbalzo straordinario, ma con una tenuta più robusta di quanto previsto, grazie a fattori combinati di domanda esterna ancora stabile, esportazioni forti (specialmente nei settori tecnologici e manifatturieri), e in alcuni casi una spinta interna dovuta a consumi e investimenti. 

Per i Paesi dell’ASEAN, questa prospettiva — se confermata — potrebbe segnare una fase positiva, pur in un contesto di sfide globali. La crescita relativamente sostenuta dell’intera regione Asia-Pacifico riduce il rischio che un rallentamento in Paesi come la Cina si traduca immediatamente in un effetto domino per tutto il Sud-Est asiatico. Allo stesso tempo, l’adozione continua di politiche orientate all’apertura commerciale, all’integrazione regionale e al rafforzamento delle filiere può contribuire a consolidare questo slancio. 

Un elemento cruciale da considerare è che, nonostante l’ottimismo dell’ADB, lo scenario non è privo di rischi. L’istituto stesso ha messo in guardia: l’aumento delle tariffe globali, l’incertezza nelle catene di approvvigionamento, i carichi energetici, le turbolenze macroeconomiche — specialmente legate all’andamento del mercato immobiliare in Cina — potrebbero esercitare un freno nei prossimi anni. 

In questo senso, la resilienza dell’Asia e dell’ASEAN appare per ora un mix di capacità di adattamento, di opportunità offerte da dinamiche globali complesse (come la diversificazione dei flussi commerciali e il boom dei settori high-tech), e di fondamentali economici ancora relativamente solidi. Per trasformare questa fase in un percorso stabile e duraturo, i governi della regione puntano su riforme strutturali, miglioramento delle infrastrutture, cooperazione intra-regionale, e diversificazione economica — lontano da una dipendenza eccessiva dalle esportazioni o da mercati instabili.

Il rialzo della previsione dell’ADB a 5,1% per il 2025 va dunque interpretato non come un segnale di vittoria definitiva, ma come un avvertimento positivo: l’Asia (e l’ASEAN) non sono ancora uscita dalla zona di rischio, ma per ora stanno dimostrando una tenuta che molti — fino a poco tempo fa — consideravano poco probabile. Se sapranno gestire le incognite globali e investire nei loro punti di forza, potrebbero consolidare un percorso di crescita sostenibile nei prossimi anni.

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