Thailandia

La risposta della Thailandia alla crisi Covid-19

La Thailandia ha affrontato efficacemente le conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia di coronavirus, distinguendosi come un modello da seguire per i Paesi vicini e non solo.

Il 9 luglio, l’Associazione Italia-ASEAN ha organizzato un incontro sulla Thailandia e sulla sua risposta alla crisi causata dal Covid-19 con il Presidente dell’Associazione Italia-ASEAN, Enrico Letta, l’Ambasciatore della Thailandia in Italia, Chirdchu Raktabutr, l’Ambasciatore d’Italia in Thailandia, Lorenzo Galanti, la Presidentessa della Commissione Affari Esteri del Senato thailandese, Pikulkaew Krairiksh, il Ministro thailandese per lo Sviluppo Sociale e la Sicurezza Umana, Chuti Krairiksh e l’Amministratore Delegato di Ducati, Claudio Domenicali. L’incontro è stato moderato dal Vicepresidente dell’Associazione Italia-ASEAN e già Ambasciatore d’Italia in Thailandia Michelangelo Pipan.

Nonostante la Thailandia sia stata il primo Paese al di fuori della Cina ad accertare un caso di Covid-19 sul proprio territorio all’inizio di gennaio, da allora la gestione thailandese della pandemia è emersa come una delle storie di maggior successo nel Sud-Est asiatico e non solo. Al momento, infatti, la Thailandia è soltanto il 99esimo Paese più colpito al mondo, con un numero totale di casi estremamente basso, circa 3200 unità a fronte di una popolazione di oltre 70 milioni di abitanti, e un’incidenza dei decessi in rapporto alla popolazione tra le più basse al mondo. Questi risultati invidiabili sul piano epidemiologico sono il frutto dell’efficace azione del governo, che ha imposto misure restrittive in maniera tempestiva, ma anche dell’incredibile disciplina sociale e del rigoroso rispetto delle regole da parte dei cittadini thailandesi.

Sul versante economico, la Thailandia ha risentito fortemente del crollo del commercio e del turismo a livello internazionale, entrambi settori chiave per l’economia del Regno. Le stime più recenti della Banca centrale thailandese e della Banca mondiale ipotizzano una contrazione del PIL per il 2020 compresa tra i 5 e gli 8 punti percentuali e una ripresa per il 2021 di un valore tra il 4% e il 5%. Il governo thailandese ha pertanto risposto alla grave crisi economica varando un pacchetto di stimolo all’economia reale da oltre 64 miliardi di dollari statunitensi, il 16% del PIL del Paese, pensato per sostenere le famiglie, le aziende e i progetti di sviluppo locale sul territorio. Malgrado l’inevitabile devastazione economica causata dalla pandemia di coronavirus, il governo thailandese, complice anche la solidità delle finanze del Regno, che vanta un rapporto debito pubblico-PIL di appena 44%, si è detto fiducioso di aver limitato i danni e di poter rimettere in piedi l’economia in un tempo relativamente breve. 

L’evoluzione della crisi Covid-19 in Thailandia ha dimostrato una certa resilienza del sistema Paese agli shock esterni. Sia sul fronte economico che su quello più strettamente sanitario, la Thailandia ha dato prova di grande resistenza e flessibilità nella risposta al fenomeno pandemico. Ora l’obiettivo del governo thailandese nel medio termine è, però, quello di operare una cauta riapertura al commercio e al turismo internazionali, cercando, allo stesso tempo, di ridurre la propria eccessiva dipendenza dai fattori esterni. Il governo della Thailandia ha, infatti, dichiarato di voler perseguire una strategia politica all’insegna della nozione di “immunità”, coniugando sicurezza sanitaria, resilienza economica e preparazione alle crisi esterne. Il governo thailandese intende pertanto accrescere la propria autosufficienza economica, di modo da limitare un’eccessiva esposizione agli sconvolgimenti sul piano internazionale, mantenendo comunque un elevato grado di apertura del mercato nazionale al commercio e al turismo esteri.

La Thailandia ha dato grande prova di sé nell’approccio alla pandemia di coronavirus, facendo il possibile per limitare le conseguenze sanitarie ed economiche della crisi Covid-19. La sfida per il Regno nei prossimi anni sarà quella di accrescere ulteriormente la propria resilienza agli shock esterni nell’eventualità di nuove crisi di entità analoga.  

Articolo a cura di Andrea Dugo

La Deutsche Bank in Thailandia

Nel 1978 la prima filiale e da allora un continuo espandersi in tutto il Paese

Il 16 aprile 2020, la Deutsche Bank, nell’ambito di un programma di modernizzazione dei pagamenti guidato dal governo della Thailandia e volto a sostenere l’inclusione finanziaria e l’introduzione dei pagamenti elettronici, ha lanciato il servizio di pagamenti istantanei “PromptPay”. Tale piattaforma, utilizzando un numero di conto o un proxy-id (numero identificativo dell’imposta sulle società), consente di ricevere pagamenti e rimborsi delle imposte sul reddito direttamente dal Dipartimento delle Entrate, senza alcun costo aggiuntivo.

Questa innovativa modalità di pagamento, già introdotta in ASEAN con le piattaforme “Fast” a Singapore e “DuitNow” in Malesia – come osservato da Burkhard Ziegenhorn, responsabile ASEAN del settore Corporate Bank di Deutsche Bank – accrescerà l’efficienza e la velocità dei pagamenti per le aziende nazionali, agevolandole nella sostituzione graduale delle tradizionali transazioni commerciali. Infatti, da un recente report di DB sull’argomento risulta che l’Asia è più propensa all’abbandono di carte di credito e contanti in favore dei pagamenti online ritenuti più sicuri ed affidabili; propensione che l’Istituto tedesco intende assecondare e valorizzare nel continente. Del resto, sin dal 1870, anno della sua fondazione, la Deutsche Bank ha sempre avuto l’ambizione di divenire una banca dal respiro internazionale. Tanto è vero che già nel 1872 vennero aperte le prime due filiali a Shangai e Yokohama e nel 1906, con il nome di Deutsche-Asiatische Bank, la prima filiale di Singapore. Alla fine degli anni’70 la Banca di Francoforte sul Meno approda anche in Thailandia; più precisamente, l’8 settembre 1978, l’Istituto tedesco inaugura la sua prima sede nella capitale Bangkok, operando sotto il nome di Banca Asiatica Europea. Solo pochi anni prima, infatti, la Deutsche-Asiatische Bank e le sue filiali erano state accorpate nella neonata Banca Asiatica Europea (Eurasbank), che diverrà nel 1986 Deutsche Bank (Asia).I primi tentativi e colloqui esplorativi per aprire filiali in Thailandia risalgono al 1960, tuttavia solo nel 1977 il ministro delle finanze thailandese concederà la licenza per l’apertura di una filiale a Bangkok, chiedendo però che fosse consentito alla Thai Farmers Bank di aprire una sede ad Amburgo. Il 3 luglio 1978 l’allora Eurasbank ottenne la licenza e poche settimane dopo iniziò ad operare in un ufficio nel centro della Capitale. Dall’epoca la Deutsche Bank non ha smesso di crescere, aumentando costantemente il numero di filiali e di dipendenti nel Paese e in generale in tutta la regione ASEAN, consapevole delle potenzialità e delle possibilità di espansione in una delle aree economicamente più vivaci del pianeta. Non a caso il 21 ottobre 2019 Pimolpa Suntichok, da poco Chief Country Officer della Deutsche Bank per la Thailandia, dichiarava al Bangkok Post la forte volontà del gruppo bancario di aumentare la quota di clienti locali, considerando la Thailandia tra le economie più importanti dell’area ASEAN.

La strategia dell’Istituto bancario nel Paese, infatti, si sviluppa secondo due direttrici principali: supportare i clienti europei interessati a sfruttare le catene locali di produzione, soprattutto nel settore automobilistico, e agevolare il commercio verso l’estero delle società thailandesi. Nel 2019 la politica di sviluppo delineata dalla Deutsche Bank ha generato in Thailandia una crescita a due cifre del suo volume d’affari e i suoi profitti sono cresciuti del 50% rispetto al 2018.

 

Articolo a Cura di Alessio Piazza.