Global Lens

La visione dell’ASEAN sul 2024

Pubblichiamo qui uno stralcio del documento finale dell’incontro del 28 e 29 gennaio a Luang Prabang (Laos) tra i Ministri degli Esteri dell’ASEAN 

Il 29 gennaio 2024 si è tenuto a Luang Prabang, nella Repubblica Democratica del Laos, il ritiro dei ministri degli Esteri del Laos. Abbiamo avuto discussioni approfondite sull’attuazione della Visione della Comunità ASEAN 2025 e sulle priorità per la presidenza del Laos nel 2024, nonché sui modi concreti e sostenibili per rafforzare ulteriormente la Comunità dell’ASEAN, l’unità, la centralità e la resilienza dell’ASEAN in mezzo alle sfide regionali e globali. Abbiamo abbiamo anche scambiato opinioni sulle relazioni esterne dell’ASEAN e sui recenti sviluppi regionali e internazionali di interesse e preoccupazione comuni. 

Abbiamo ribadito il nostro forte impegno a sostenere il regionalismo e il multilateralismo e abbiamo sottolineato l’importanza di aderire ai principi chiave, ai valori condivisi e alle norme sancite dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Carta dell’ASEAN, dalla Dichiarazione sulla zona di pace, libertà e neutralità, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 1982, il Trattato sulla Zona libera da armi nucleari nel Sud-Est asiatico (SEANWFZ).

Abbiamo riaffermato il nostro impegno comune a mantenere e promuovere la pace, sicurezza e la stabilità nella regione, nonché alla risoluzione pacifica delle controversie, compreso il pieno rispetto dei processi legali e diplomatici, senza ricorrere alla minaccia o all’uso della forza, in conformità con i principi del diritto internazionale.

Abbiamo discusso gli sviluppi in Myanmar e riaffermato la nostra posizione unitaria che il consenso in cinque punti rimane il nostro principale riferimento per affrontare la crisi politica in Myanmar, con l’unico obiettivo di ristabilire la pace, la stabilità e una risoluzione politica globale guidata dal Myanmar. Abbiamo accolto con favore le revisioni e decisioni dei leader dell’ASEAN sull’attuazione del consenso in cinque punti Consenso in cinque punti, adottate in occasione del 40° e 41° Vertice dell’ASEAN nel 2022 e del 43° Vertice dell’ASEAN nel 2023. 

Abbiamo riaffermato l’impegno dell’ASEAN ad assistere il Myanmar nella ricerca di una soluzione pacifica, globale e duratura al conflitto in corso, poiché il Myanmar rimane parte integrante dell’ASEAN. Gli Stati membri dell’ASEAN hanno accolto con favore la nomina di S.E. Alounkeo KITTIKHOUN, ex Ministro presso l’Ufficio del Primo Ministro della Repubblica Democratica del Laos, quale inviato speciale della presidenza dell’ASEAN per il Myanmar per il 2024, in quanto continuiamo a impegnarci per promuovere i progressi nell’attuazione dell’accordo di partenariato con il Myanmar.

Abbiamo apprezziamo gli sforzi compiuti finora per raggiungere le parti interessate e confidiamo nella sua volontà di aiutare la popolazione del Myanmar a trovare una soluzione guidata dal Myanmar verso un Myanmar pacifico, stabile e unificato che contribuisca alla pace e alla prosperità della regione.

Leggi qui il documento integrale

Il Landbridge thailandese avvicinerà Est e Ovest

Pubblichiamo qui uno stralcio del discorso del Premier della Thailandia Srettha Thavisin sul progetto Landbridge

Il progetto della mega infrastruttura Landbridge della Thailandia è uno sforzo verso la creazione di una connettività senza soluzione di continuità per aumentare le prospettive di crescita a lungo termine nella regione ed è pienamente in linea con la diplomazia economica proattiva del mio governo.

Il progetto comprenderà la costruzione di porti d’alto mare a Ranong, sulla costa tailandese delle Andamane, e a Chumphon, nel Golfo della Thailandia. Situati a circa 90 chilometri di distanza, i due porti opereranno secondo il concetto “un porto, due lati”, supportati da un’autostrada e da linee ferroviarie a doppio binario per collegare i porti tra loro e con la rete nazionale del paese.

Ogni porto avrà la capacità di gestire fino a 20 milioni di container standard all’anno. Il piano prevede anche l’installazione di una rete di oleodotti e gasdotti. Il costo totale stimato ammonta a 1 trilione di baht (28 miliardi di dollari).

Il progetto Landbridge rappresenta un’opportunità senza precedenti per migliorare la connettività tra gli oceani Pacifico e Indiano e per collegare l’attività economica tra le due regioni.

Promette di facilitare un maggiore movimento di merci e persone tra Oriente e Occidente, offrendo una via praticabile per il commercio marittimo oltre allo Stretto di Malacca.

Una volta completato, si prevede che il Landbridge ridurrà i tempi di viaggio in media di quattro giorni tra l’Oceano Indiano e il Pacifico e ridurrà i costi di trasporto del 15%. Per un’azienda che spedisce merci da Chennai a Yokohama, ad esempio, ciò potrebbe significare un risparmio fino a cinque giorni e il 4% sui costi.

Coloro che hanno familiarità con lo sviluppo logistico della Thailandia potrebbero vedere il Landbridge come una rielaborazione moderna di una proposta secolare di dragare un canale attraverso l’istmo di Kra.

Nonostante sia stato originariamente approvato nel 1989 come parte del Corridoio Economico Meridionale della Thailandia, varie considerazioni hanno lasciato questo progetto irrealizzato fino ad oggi. Ora i tempi si allineeranno bene con le prospettive di crescita delle economie del subcontinente indiano e dell’Africa.

I piani prevedono che la prima fase di costruzione inizi nel settembre 2025 e duri fino all’ottobre 2030. Gli appaltatori saranno probabilmente in grado di fare offerte per il progetto tra aprile e giugno 2025.

Si prevede che il Landbridge porterà benefici per 1,3 trilioni di baht all’economia tailandese e aumenterà il tasso di crescita annuo del prodotto interno lordo del paese dell’1,5% attraverso maggiori opportunità di esportazione e la creazione di 280.000 posti di lavoro. Porterà anche nuove opportunità di sviluppo per altre province del sud della Thailandia.

ASEAN e Cina: il legame resta profondo

Il Sud-Est asiatico e Pechino sono legati da profondi intrecci commerciali. E questo non cambierà nemmeno nel 2024

Articolo di Lorenzo Riccardi

Ad ottobre 2023, l’Indonesia ha inaugurato la sua prima rete ferroviaria ad alta velocità, con un viaggio del presidente Joko Widodo sul bullet train tra la capitale Jakarta e la città di Bandung. Un investimento da 7.3 miliardi di dollari per una rotta di 140 chilometri costruita da aziende cinesi e indonesiane che permette di viaggiare alla velocità di punta di 350 chilometri all’ora, facilitando il commercio e la logistica nella regione.

A novembre 2023 è stato lanciato il primo treno passeggeri ad alta velocità che collega la città di Pechino, capoluogo cinese, e Vientiane, capitale del Laos.

Si tratta di un lungo itinerario turistico sulla ferrovia Cina-Laos che si aggiunge alle rotte tra la provincia dello Yunnan e la regione ASEAN inaugurate nei due anni precedenti. Un progetto simbolo delle relazioni tra il Sud-Est asiatico e la Repubblica Popolare Cinese che fa parte dell’iniziativa Belt and Road, con l’obiettivo di promuovere il movimento di persone e beni tra la Cina meridionale e il Sud-Est dell’Asia. 

Queste infrastrutture sono parte di un progetto più grande che porterà a collegare con 5.500 chilometri di rete ad alta velocità Pechino con Singapore attraverso Laos, Thailandia, Malaysia e collegando le capitali Vientiane, Bangkok, Kuala Lumpur e Singapore per promuovere la logistica della regione, il commercio e il turismo.

L’iniziativa Belt and Road, da cui Roma è da poco uscita, comprende in Asia 42 delle 49 nazioni del continente e tutti e dieci i paesi del Sud-Est asiatico, dal Brunei all’Indonesia.

Per la Cina la regione ASEAN occupa una posizione geopolitica fondamentale, fungendo da crocevia per le principali rotte marittime e attirando l’interesse di ogni potenza globale. 

Dal punto di vista economico, il prodotto interno lordo aggregato della regione supera 3.600  miliardi di dollari, trainato da una crescita tra le più elevate: 4,2 per cento nel 2023 e 4,6 per cento nel 2024 in base alle stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Il ruolo del Sud-Est asiatico nelle catene globali di approvvigionamento, le ricche risorse naturali e gli accordi commerciali evidenziano l’importanza strategica della regione, mentre lo sviluppo delle infrastrutture e le iniziative di connettività ne aumentano la rilevanza globale.

Secondo le stime del FMI dell’outlook di ottobre, la Cina registrerà una crescita al 5 per cento nel 2023 e al 4,2 per cento nel 2024, mentre si osservano variazioni nei trend del PIL per i paesi dell’ASEAN con Cambogia, Filippine, Indonesia e Vietnam che presentano i tassi di crescita più alti per il biennio 2023-2024.

Brunei è l’economia minore della regione e mostra un calo dello 0,8 per cento nel 2023, con una notevole ripresa al 3,5 nel 2024, indicando un’inversione di tendenza. La Cambogia registra la migliore performance, con un aumento del prodotto interno lordo pari al 5,6 per cento nel 2023 e un ulteriore incremento del 6,1 per cento nel 2024.

Le Filippine, prevedono una variazione del 5,3 per cento nell’anno in corso, e un ulteriore aumento al 5,9 per cento nel 2024, confermando la maggior crescita nel Gruppo ASEAN-5 dei cinque paesi a maggior popolazione e PIL.

Indonesia e Laos mantengono un trend costante, con Jakarta al +5 per cento sia per il 2023 che per il 2024 e Vientiane al 4 per cento nel biennio. La Malaysia mostra dati incrementali al 4 per cento nell’anno corrente e al 4,3 per cento per il prossimo anno.

Per la Birmania si stima un aumento del 2,6 per cento sia nel 2023 che nel 2024, mentre per Singapore che ha il maggior PIL pro capite si valuta un’espansione al 1 e al 2,1 per cento nel biennio 2023-2024.

Infine, il Fondo Monetario Internazionale prevede un aumento graduale nei due anni per la Thailandia, con una crescita del 2,7 e 3,2 per cento; il Vietnam, tra le grandi economie della regione, registra il maggior delta con PIL + 4,7 per cento nel 2023 e una proiezione del 5,8 per cento nel 2024.

ASEAN e Pechino crescono oltre la media globale che si ferma al +3 per cento nel 2023 e 2,9 per cento nel prossimo anno. 

La Cina ha nel Sud Est Asiatico il suo primo partner commerciale con 826 miliardi di dollari di scambi a novembre 2023, sopra al volume di import ed export aggregato registrato da Pechino con Unione Europea (716 miliardi di dollari) e Stati Uniti (607 miliardi di dollari) nei primi undici mesi dell’anno. 

Kuala Lumpur, che ha appena siglato accordi per mutua esenzione da visto di ingresso con la Cina è il maggior esportatore con 94 miliardi di dollari nei dati delle dogane cinesi di novembre (quasi quattro volte il volume dell’export italiano verso la Cina che si attesta a 24,9 miliardi di dollari) mentre Hanoi è il maggior importatore di prodotti cinesi con circa 124 miliardi di dollari.

Per promuovere la partnership nel commercio, la Cina e l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico hanno firmato una serie di accordi sulla cooperazione economica con moltissimi trattati bilaterali e multilaterali siglati negli ultimi 20 anni.

-Accordo quadro sulla cooperazione economica globale tra ASEAN e Cina: Firmato nel 2002, questo accordo è servito come fondamento per la cooperazione economica tra Pechino e i paesi membri dell’ASEAN. Ha delineato i principi e le aree di collaborazione, inclusi il commercio, gli investimenti e l’integrazione economica.

-Area di libero scambio ASEAN-Cina (ACFTA): Implementata in diverse fasi tra il 2005 e il 2010, l’ACFTA ha promosso la creazione di un’area di libero scambio tra la Cina e l’ASEAN con la riduzione o l’eliminazione dei dazi su una vasta gamma di beni, favorendo maggiori flussi commerciali.

-Accordo sul commercio di beni e sulla cooperazione economica globale tra ASEAN e Cina: Firmato nel 2004, questo accordo ha introdotto disposizioni specifiche per la riduzione e l’eliminazione dei dazi su vari beni scambiati tra la Cina e i paesi dell’ASEAN.

-Accordo sugli investimenti ASEAN-Cina: Firmato nel 2009, mira a promuovere i flussi di investimenti bilaterali stabilendo un quadro per la protezione e la facilitazione degli investimenti.

-Protocollo di aggiornamento dell’Area di libero scambio ASEAN-Cina: Firmato nel 2015, questo protocollo ha potenziato ulteriormente le relazioni commerciali tra la Cina e l’ASEAN con riduzioni tariffarie e affrontando questioni legate al commercio di beni, servizi e agli investimenti.

-Protocollo di modifica dell’Accordo quadro sulla cooperazione economica globale tra ASEAN e Cina: Firmato nel 2015 con l’obiettivo di approfondire l’integrazione economica affrontando questioni quali le procedure doganali, le regole dei certificati di origine e la facilitazione del commercio.

-Accordo di libero scambio ASEAN-Hong Kong, Cina: in vigore dal 2019.

-Partenariato Economico Globale Regionale: (RCEP, Regional Comprehensive Economic Partnership) entrato in vigore nel 2022 è un accordo di libero scambio multilaterale nella regione dell’Asia-Pacifico. È considerato uno dei più grandi accordi commerciali al mondo in quanto coinvolge un vasto numero di Paesi: i 10 membri dell’ASEAN e i loro sei partner commerciali: Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e India.

L’ASEAN si avvicina anche all’Africa

Non solo Europa, Americhe e Golfo. Il Sud-Est asiatico rafforza i legami anche col continente africano

L’ASEAN e il Sudafrica hanno svolto lo scorso 30 novembre, presso la sede centrale dell’ASEAN, la riunione inaugurale del Comitato congiunto di cooperazione settoriale ASEAN-Sudafrica (ASA-JSCC). L’incontro ha segnato il lancio del primo partenariato formale di dialogo settoriale del continente africano e realizza così l’espansione delle relazioni esterne dell’ASEAN a tutti i continenti del mondo. I Ministri degli Esteri dell’ASEAN hanno conferito lo status di partner di dialogo settoriale al Sudafrica in occasione del 56° incontro dei ministri degli Esteri dello scorso luglio a Giacarta. La riunione della scorsa settimana ha adottato il mandato dell’ASA-JSCC e ha deliberato su diverse aree di cooperazione futura. Sul fronte economico, l’incontro ha incoraggiato il Sudafrica a esplorare la cooperazione pratica in aree di reciproco interesse e beneficio, tra cui il commercio e gli investimenti, il partenariato pubblico-privato, il rafforzamento delle micro, piccole e medie imprese, il turismo, i trasporti, l’energia, il settore dei minerali critici e le risorse minerarie, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la sicurezza alimentare, l’industria halal, l’agricoltura sostenibile, l’economia blu, l’economia digitale, la pesca, l’acquacoltura e la silvicoltura, la ricerca e l’innovazione, nonché la scienza e la tecnologia. L’incontro ha inoltre preso atto delle quattro priorità chiave del partenariato economico che l’ASEAN vorrebbe portare avanti con il Sudafrica, ovvero (1) il rafforzamento dell’integrazione del mercato dell’ASEAN; (2) la sostenibilità e la decarbonizzazione; (3) la trasformazione digitale; e (4) l’inclusività dei sistemi economici e scambi people-to-people. Per quanto riguarda la sfera socio-culturale, si intende esplorare la cooperazione nei settori della salute, dell’emancipazione femminile, dell’istruzione e del cambiamento climatico, ma anche  intensificare gli sforzi per migliorare i contatti interpersonali attraverso programmi di scambio che coinvolgano giovani, studenti, media e artisti, nonché programmi di borse di studio. Entrambe le parti hanno inoltre concordato di sviluppare le Aree di cooperazione pratica ASEAN-Sudafrica, che serviranno come quadro di riferimento per raggiungere gli obiettivi condivisi e le relative priorità nei prossimi anni. Lo sviluppo è molto significativo perché testimonia la rafforzata interconnessione tra l’ASEAN e diverse aree del mondo con ampio potenziale di crescita, Africa compresa.

Verso una strategia italiana per l’Indo-Pacifico

L’Italia si muove per formalizzare il proprio impegno nella regione

Editoriale a cura di Gabriele Abbondanza, Università di Madrid e Università di Sydney

L’Italia è sempre più vicina all’Indo-Pacifico. A dispetto della distanza geografica e di importanti sfide prossime ai confini, Roma potrebbe formulare una strategia italiana per l’Indo-Pacifico, rafforzando così i legami con questa macro-regione.

Come evidenziato dalle più recenti ricerche, l’Italia si avvicina all’Indo-Pacifico da circa 20 anni. Nel frattempo molto è cambiato: le economie della regione crescono a ritmi invidiabili, dispute territoriali si sono manifestate in molte regioni – il Mar Cinese Meridionale è emblematico – e la crisi economica e la pandemia da COVID-19 hanno sottolineato le fragilità della comunità internazionale.

Ciononostante, l’Italia ha continuato a perseguire il proprio “approccio informale” all’Indo-Pacifico. Gli interscambi commerciali sono aumentati di più di un sesto in 10 anni, e quelli relativi al comparto della difesa di quasi il 45%. La collaborazione strategica ha rinsaldato l’addestramento congiunto, la difesa del diritto di navigazione e sorvolo, l’interoperabilità, e i progetti strategici (si pensi a IPOI, GCAP, e IMEC, tra i vari esempi). Infine, Roma ha stretto partnership con numerosi attori chiave della regione, inclusi PIF, Vietnam, Corea, IORA, ASEAN, Emirati Arabi, Giappone e India. 

Dati i tempi indubbiamente maturi, l’Italia si sta muovendo per formalizzare il proprio impegno. Tale potenziale strategia, attualmente in fase di discussione, razionalizzerebbe l’approccio italiano, ufficializzandolo a beneficio degli alleati europei e nordamericani e dei partner dell’Indo-Pacifico, e garantirebbe la costanza di tale impegno anche in futuro.

Questo percorso ha avuto inizio con la creazione di un Comitato Indo-Pacifico presso la Commissione Esteri della Camera dei Deputati, grazie agli sforzi dell’On. Paolo Formentini, sostenuto in questo ambito anche da rappresentanti dell’opposizione come l’On. Lia Quartapelle Procopio. Le attività del Comitato – cui ho avuto il piacere di contribuire con l’audizione inaugurale – garantiranno il parere di esperti a supporto dei dibattiti parlamentari.

Altri eventi a supporto di una strategia italiana – di natura inclusiva, multilaterale, e rispettosa delle molte sensibilità esistenti – includono un convegno al Senato che ha visto il Sen. Francesco Giacobbe, l’On. Formentini, il sottoscritto, la Dott.ssa Karolina Muti, e il Dott. Alessio Piazza esporre i benefici di tale obiettivo ad un pubblico di esperti. Gli ambasciatori presenti, in particolare, hanno sottolineato l’importanza di una strategia italiana con queste caratteristiche per le relazioni con l’Indo-Pacifico.

La strada è ancora lunga e diversi sono gli sviluppi che potrebbero distrarre l’attenzione del governo, che ha sempre l’ultima parola in tema, tuttavia i presupposti sono favorevoli ed è dunque con cauto ottimismo che possiamo guardare al futuro dei rapporti dell’Italia con l’Indo-Pacifico.

Italia e ASEAN, Partenariato sempre più forte

Alla Farnesina nuovo incontro di alto livello con la leadership del blocco dei Paesi del Sud-Est asiatico

Editoriale di Maria Tripodi, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale

Il 7 dicembre ho ricevuto alla Farnesina il Vice Segretario Generale dell’ASEAN, Michael Tene. Il colloquio si inserisce nell’ambito della costante collaborazione del nostro paese con l’ASEAN per l’attuazione del Partenariato di Sviluppo avviato alla fine del 2020.  In poco più di tre anni, il nostro Partenariato con l’ASEAN ha fatto registrare significativi risultati, permettendo di realizzare molteplici iniziative di formazione a favore dei Paesi del Sud-Est asiatico in un’ampia gamma di settori strategici: dalla sicurezza all’ambiente, e dalla tutela del patrimonio culturale allo sviluppo sostenibile. Con il Vice Segretario Generale Tene ho rinnovato il comune impegno ad arricchire il Partenariato di nuove progettualità – molte delle quali già oggetto di negoziato con il Segretariato e gli Stati membri -, con una modalità di ownership condivisa e in ambiti di comune interesse. Tra questi, molti campi essenziali per la stabilità e la sicurezza degli Stati nella realtà contemporanea: cybercrime, lotta al crimine transnazionale, promozione della legalità, spazio, sicurezza alimentare, transizione energetica, prevenzione e gestione dei disastri naturali. Ciò nella consapevolezza che solamente insieme si potranno affrontare in modo efficace le crescenti minacce alla pace, alla tutela dell’ordine internazionale basato sulle regole e allo sviluppo sostenibile, alimentate anche dal moltiplicarsi dei teatri di crisi nel mondo. L’ASEAN rappresenta infatti un modello di integrazione regionale in una posizione geo-strategica chiave per il mantenimento della pace e di una prosperità condivisa nell’Indo-Pacifico. In tale contesto, l’Italia è pronta a collaborare con la prossima Presidenza laotiana dell’ASEAN, incentrata sui temi della connettività e della resilienza, con l’auspicio che il Paese possa mettere a frutto gli importanti risultati ottenuti dall’attuale Presidenza indonesiana, soprattutto in materia di integrazione regionale e di investimenti. Confidiamo che il Laos assicuri continuità anche agli sforzi compiuti dall’Indonesia nella gestione della grave crisi che da quasi tre anni affligge il Myanmar, dopo il colpo di Stato del 1° febbraio 2021, con possibili ripercussioni sulla stabilità dell’area.

Il ruolo critico di ASEAN e UE tra USA e Cina

Nel nuovo contesto internazionale caratterizzato dal confronto tra USA e Cina, ASEAN e UE possono svolgere un ruolo cruciale per evitare lo scontro e favorire la cooperazione globale

L’attuale panorama internazionale è fortemente influenzato dalla crescente competizione tra gli Stati Uniti e la Cina. Questa rivalità si estende oltre il commercio e l’economia in aree come la tecnologia, la potenza militare e l’influenza geopolitica.

Il recente vertice in California ha messo in mostra la natura radicata e complessa delle relazioni USA-Cina. I Presidenti Xi e Biden, rappresentanti delle due maggiori economie mondiali, hanno discusso su una serie di temi controversi. Tuttavia, il vertice si è concluso con diverse questioni chiave irrisolte, evidenziando l’attrito persistente tra le due nazioni, in particolare sul commercio e le vicende geopolitiche, con riferimento alla situazione a Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale.

La rivalità tra USA e Cina si sviluppa su uno sfondo di instabilità globale segnato da conflitti come la guerra in Ucraina e nel Medio Oriente. Questo complesso contesto ha portato a un declino della fiducia e della cooperazione internazionale, suscitando preoccupazioni per un potenziale ritorno alla logica dei blocchi dell’era della Guerra Fredda. Una tale divisione in sfere di influenza sarebbe dannosa, in particolare per l’UE e l’ASEAN, che si sono sviluppate in un sistema internazionale più aperto e cooperativo.

L’UE e l’ASEAN, infatti, pur con una storia e un contesto socio politico molto diverso, condividono un obiettivo fondamentale: promuovere l’integrazione dei mercati regionali per raggiungere pace, stabilità e prosperità. Tuttavia, il modello integrativo che sostengono è ora sotto minaccia dalle tensioni globali che mettono in discussione l’integrità dei mercati comuni e la coesione del modello di sviluppo di queste organizzazioni. La guerra commerciale in corso tra USA e Cina, segnata dall’imposizione di tariffe e barriere commerciali, dimostra che tensioni geopolitiche esterne possono avere un’influenza significativa sulle dinamiche di mercato interne all’UE e all’ASEAN. 

Nonostante queste prospettive difficili, nell’attuale scenario geopolitico ci sono anche notevoli opportunità sia per l’UE che per l’ASEAN. Entrambi, infatti, possiedono un’attrattiva di mercato significativa che può essere sfruttata per influenzare la dinamica politica e commerciale tra USA e Cina. L’UE, con il suo PIL di oltre 15 trilioni di dollari e una popolazione di circa 450 milioni (con un allargamento in vista), rappresenta uno dei più grandi mercati singoli al mondo. D’altra parte, l’ASEAN, con un PIL combinato di circa 3 trilioni di dollari e una popolazione che supera i 650 milioni (di cui circa il 60% è under 35), è una delle regioni in più rapida crescita a livello globale. Queste condizioni economiche mettono sia l’UE che l’ASEAN in una posizione privilegiata per mediare e potenzialmente influenzare le decisioni strategiche degli Stati Uniti e della Cina, specialmente in aree come la politica commerciale e la sicurezza regionale.

L’UE e l’ASEAN possono svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo di un ordine mondiale multipolare più stabile, allontanando le tensioni bipolari. Ciò implica non solo rafforzare la loro coesione interna, ma anche migliorare la cooperazione interregionale tra le due organizzazioni. Consolidando le loro relazioni e investendo sull’integrazione dei mercati, questi due blocchi possono svolgere un ruolo cruciale e influente negli affari internazionali.

Iniziative diplomatiche e commerciali congiunte tra l’UE e l’ASEAN possono essere fondamentali per bilanciare l’influenza degli USA e della Cina, concentrandosi principalmente sul potenziamento del commercio e dell’integrazione economica. L’UE e l’ASEAN dovrebbero iniziare a lavorare su un quadro commerciale completo con l’obiettivo di ridurre tariffe e barriere normative. Un tale accordo, esteso a coprire l’intera regione ASEAN, creerebbe una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, diversificando le relazioni commerciali e riducendo la dipendenza eccessiva dagli USA e dalla Cina. Stabilire standard congiunti in aree come la sicurezza dei prodotti, la proprietà intellettuale e le pratiche commerciali sostenibili potrebbe essere strategicamente molto utile. Ciò non solo allineerebbe più da vicino i mercati dell’UE e dell’ASEAN, ma potrebbe stabilire anche standard commerciali globali ambiziosi, indipendentemente dall’influenza di USA e Cina, e potrebbe potenziare il loro potere contrattuale collettivo e la loro posizione strategica nel mercato globale.

In conclusione, l’Unione Europea e l’ASEAN si trovano a un crocevia importante per la loro futura evoluzione, in un contesto di instabilità globale segnato dalla rivalità USA-Cina e da più ampie e profonde tensioni internazionali. Sebbene affrontino sfide significative, questi blocchi regionali possiedono anche opportunità uniche per influenzare l’ordine globale. Sfruttando la loro forza economica, e migliorando la cooperazione interregionale, l’UE e l’ASEAN possono svolgere un ruolo vitale nel favorire un sistema internazionale più equilibrato e pacifico. Le loro azioni e decisioni nei prossimi anni saranno cruciali nel plasmare la traiettoria della politica globale e nel garantire la stabilità e la prosperità delle loro rispettive regioni.

Startup italiane a Singapore

Con un ecosistema innovativo in crescita e un ruolo chiave nel commercio globale, Singapore offre opportunità senza pari per le aziende italiane

L’innovazione italiana mette un piede in Asia. Passando da Singapore. Il 7 novembre ha segnato il ritorno del Global Startup Program nella città-Stato, che punta a essere un catalizzatore per l’innovazione e la collaborazione tra l’Italia e la regione del Sud-Est asiatico attraverso i Paesi ASEAN. Organizzato dall’Italian Trade Agency (ITA) in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il programma rappresenta un’opportunità per otto startup italiane di varie aree, tra cui fintech, healthtech, blockchain, health & fitness, sostenibilità e hrtech. L’evento, ospitato dall’Accelerator Tenity Singapore, offre alle startup la possibilità di rafforzare le proprie capacità tecniche, organizzative e finanziarie durante il processo di incubazione. Le otto startup innovative italiane, tra cui Brain & Fitness Italy, Carchain, Coffeefrom, Fairtile, Hacking Talents SRL SB, iWise, Sensosan Sell e Wibiocard. Dante Brandi, ambasciatore d’Italia a Singapore e nel Brunei, ha sottolineato l’importanza di questa partecipazione, definendo il programma come un catalizzatore per l’innovazione e la collaborazione e il rafforzamento dei legami tra Italia e Singapore. Brandi ha evidenziato il ruolo chiave di Singapore nelle strategie commerciali globali dell’Italia nella regione ASEAN, con cifre significative di esportazioni e investimenti italiani. Singapore, scelta come sede ideale, rappresenta un trampolino di lancio cruciale per le startup italiane. Con un ecosistema innovativo in crescita e un ruolo chiave nel commercio globale, Singapore offre opportunità senza pari per le aziende italiane. Ilaria Piccinni, vice commissario al commercio per Singapore e Filippine presso l’Agenzia per il commercio italiano, ha sottolineato la sinergia e l’energia nell’ecosistema delle startup di Singapore, evidenziando il potenziale delle startup italiane di prosperare e avere un impatto significativo. Con una vasta gamma di attività programmate fino al 1 dicembre 2023, il programma si propone di consolidare ulteriormente la presenza e l’influenza delle startup italiane nel panorama globale dell’innovazione. Singapore e l’ASEAN rappresentano uno snodo nevralgico per raggiungere l’obiettivo.

Climate Finance: la COP28 vista dall’ASEAN

Nel tentativo di rispondere alle esigenze regionali, i 10 membri dell’Organizzazione stanno attualmente sviluppando l’ASEAN Climate Finance Access and Mobilization Strategy, strumento volto ad armonizzare l’uso di strutture e quadri di riferimento per il monitoraggio dei flussi finanziari

Di Sibeles Chiari

A meno di un mese dalla COP28 di Dubai, aumentano le aspettative sul raggiungimento di un accordo trasformativo che allontani l’umanità da scenari catastrofici. Allarma notevolmente la situazione nella regione del Sud-Est asiatico, dove si trovano ben 6 dei 20 Stati identificati come i più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico: Filippine, Indonesia, Malesia, Myanmar, Thailandia e Vietnam. Preoccupazioni basate su previsioni che annunciano perdite economiche maggiori rispetto a qualsiasi altra parte del mondo, con una diminuzione del PIL stimata all’11% entro il 2100. Di fatto, solo con un incremento copioso dei finanziamenti per il clima e uno sforzo congiunto da parte dei governi, investitori, banche centrali e autorità di regolamentazione finanziaria, si riusciranno a limitare perdite di natura economica e umana. Uno sforzo che, a livello globale, dovrà generare circa 2.400 miliardi di dollari di investimenti totali annui entro il 2030 per riuscire a sostenere i mercati emergenti. In effetti, al vertice di Dubai, la finanza climatica sarà al centro del dibattito politico in quanto, la mobilitazione delle risorse finanziarie e l’attivazione dei meccanismi di finanziamento innovativi (p.e Loss and Damage fund) svolgeranno un ruolo fondamentale nella lotta al cambiamento climatico e nell’accelerazione verso un’economia più sostenibile. Ciò posto, non sorprende il fatto che le dinamiche connesse alla disciplina del climate finance avranno un impatto sempre più consistente sull’andamento delle economie dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN). 

Durante le varie COP del UNFCCC, le nazioni ASEAN hanno continuamente sollecitato i Paesi più industrializzati a rispettare l’impegno preso nel 2009 di fornire 100 miliardi di dollari all’anno ai Paesi in via di sviluppo entro il 2020. Un impegno che è stato più verbale che reale, considerando che, tra il 2000 e il 2019, i Paesi ASEAN hanno ricevuto 56 miliardi di dollari dai Paesi sviluppati. Se da un lato, Stati europei come la Germania e la Francia hanno contribuito rispettivamente per l’11,8% e per l’8,4% del totale dei finanziamenti bilaterali per il clima alla regione, dall’altro il Giappone ha destinato ben il 65%. Spicca, infatti, l’influenza del Paese nipponico che ha lanciato congiuntamente ai membri ASEAN il programma SPACE per contrastare il cambiamento climatico, l’inquinamento e la perdita della biodiversità. Ulteriori finanziamenti per il clima arrivano anche dalla Cina che si posiziona come principale fornitore dei flussi Sud-Sud, seguita dall’India. Così come dagli stessi Paesi ASEAN con i loro contributi alla mobilitazione delle risorse del Green Climate Fund (GCF). Ovviamente, nel contesto di finanza climatica, non manca il consistente supporto proveniente dalla Banca Mondiale e dalla Banca asiatica di Sviluppo (AIB), quale più grande fornitore multilaterale di finanziamenti per il clima alla regione. 

In quest’ultimo decennio, più della metà di tutti i finanziamenti per il clima erogati alla regione sono stati destinati ai settori di trasporti e dello stoccaggio (32%), energia (26%) e agricoltura, silvicoltura e pesca (9%). Preme anche evidenziare le crescite elevate registrate in altri settori, quali la sanità (+427%), le imprese e vari servizi (+336%) e la risposta alle emergenze (+218%). Considerando lo spazio ASEAN, l’Indonesia, le Filippine e il Vietnam hanno ricevuto la quota più alta di finanziamenti e, in effetti, la maggior parte dei fondi è stata destinata ai settori dei trasporti, dell’energia e dell’agricoltura. Per esempio: il Vietnam ha attratto investimenti significativi in campo d’energia eolica e solare; l’Indonesia ha ricevuto finanziamenti e sostegno internazionale alle iniziative per combattere la deforestazione e promuovere la riforestazione attraverso il programma REDD+; così come gli accordi di prestito stipulati recentemente tra le Filippine e la Banca Mondiale per un valore di 876 milioni di dollari volti a finanziare tre progetti di agricoltura sostenibile (MIADP, FISHCORE e PRDP). Con dati alla mano, l’Asia riceve la quota più alta di finanziamenti per il clima tra tutte le regioni del mondo. Senza dubbio è un dato che ispira ottimismo, sebbene la quota pro-capite dei Paesi del Sud-Est asiatico rimanga la più bassa.Infine, nel tentativo di rispondere alle esigenze regionali, i 10 membri dell’Organizzazione stanno attualmente sviluppando l’ASEANClimate Finance Access and Mobilization Strategy, strumento volto ad armonizzare l’uso di strutture e quadri di riferimento per il monitoraggio dei flussi finanziari. Pertanto, tale strategia accelererà gli investimenti per l’attuazione delle azioni di mitigazione e adattamento basate sulle esigenze identificate dagli Stati membri. Un’iniziativa che favorirà l’accesso ai finanziamenti per il clima perseguendo come obiettivo finale, nonché speranza comune tra tutti noi, la salute del nostro caro pianeta.

Più cooperazione tra ASEAN e Paesi del Golfo

ASEAN e Consiglio di Cooperazione del Golfo stanno valutando un potenziale accordo di libero scambio, tema peraltro affrontato due anni fa dall’Associazione Italia-ASEAN a Dubai. Qui pubblichiamo uno stralcio del comunicato congiunto pubblicato al termine del vertice bilaterale di venerdì 20 ottobre

Ispirati dagli interessi comuni e dai legami storici profondamente radicati tra le due parti, i leader hanno scambiato opinioni su questioni regionali e internazionali comuni e hanno discusso i modi per migliorare e sviluppare la loro partnership per trarre vantaggio dalle opportunità di crescita che possono essere sfruttate attraverso la cooperazione tra le due regioni, sulla base delle visioni condivise per il futuro del loro partenariato e dei valori incarnati nella Carta delle Nazioni Unite. I leader si impegnano a:

  1. Unire gli sforzi per promuovere la pace, la sicurezza, la stabilità e la prosperità, attraverso il rispetto reciproco e la cooperazione tra i Paesi e le regioni per raggiungere lo sviluppo e il progresso e mantenere l’ordine internazionale basato sulle regole e sull’adesione alla Carta delle Nazioni Unite.
  2. Intraprendere consultazioni ed esplorare la cooperazione su aree specifiche di interesse comune per attuare le quattro aree prioritarie dell’ASEAN Outlook on the Indo-Pacific (AOIP): cooperazione marittima, connettività, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), economica.
  3. Riconoscere l’importanza degli oceani e dei mari come fattori chiave per la crescita e la prosperità della regione e riaffermare l’importanza di mantenere e promuovere la pace, stabilità, sicurezza marittima, libertà di navigazione e di sorvolo nella regione, e di altri usi legittimi dei mari e di un commercio marittimo legittimo e senza ostacoli, nonché di promuovere la risoluzione pacifica delle controversie, in conformità con i principi universalmente riconosciuti del diritto internazionale, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 1982.
  4. Rafforzare i legami tra le due parti, a livello multilaterale e bilaterale, e in forum globali, perseguendo opportunità per lo sviluppo sostenibile, la pace, la sicurezza e la stabilità e per affrontare le sfide e i rischi globali e regionali; per garantire catene di approvvigionamento sostenibili, interconnessione dei trasporti e rafforzare la sicurezza alimentare, energetica e idrica, nonché costruire una cooperazione in materia di fonti e tecnologie energetiche verdi e rinnovabili, infrastrutture turistiche, creazione di fonti energetiche.
  5. Condurre ulteriori consultazioni per esplorare nuove opportunità di commercio, investimenti e cooperazione tecnica tra l’ASEAN e il CCG, compresa la possibilità di sviluppare un accordo quadro sulla cooperazione economica, commerciale e di investimento.

Testo integrale qui.

Diplomazia climatica UE-ASEAN

Al via la Green Diplomacy Week 2023 in collaborazione tra l’Unione Europea e l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico. Ecco il programma

Domenica 15 ottobre prende il via la EU-ASEAN Green Diplomacy Week 2023. Presentata per la prima volta al pubblico nel 2019, la Settimana della diplomazia climatica è diventata un evento annuale di riferimento in cui le delegazioni e le ambasciate degli Stati membri dell’Unione Europea in tutto il mondo ospitano eventi per promuovere il dialogo e la cooperazione sui cambiamenti climatici. Il tema è particolarmente importante nell’ambito della cooperazione con il blocco dell’ASEAN. Chiamata quest’anno “Settimana della diplomazia verde”, la manifestazione intende ancora servire da piattaforma per mostrare le storie di successo e ispirare ulteriori azioni. Alla fine del 2022, l’UE ha lanciato la strategia Global Gateway, una nuova strategia globale per costruire connessioni resilienti con il mondo, con connettività sostenibile e transizioni verdi come due pilastri principali. In questo contesto, la Settimana della diplomazia verde 2023 sarà anche l’occasione per continuare a dare impulso alla nuova strategia globale. In programma una serie di eventi online, offline e ibridi. Gli eventi comprenderanno tavole rotonde, mostre e sessioni di pulizia, oltre a una divertente passeggiata/corsa/ciclismo. Gli eventi si concentreranno sul coinvolgimento dei giovani e del pubblico dell’ASEAN. Un totale di 10 eventi (online, offline e ibridi) saranno organizzati dal progetto Comunicazione e visibilità dell’UE per l’ASEAN in collaborazione con le delegazioni dell’UE negli Stati membri dell’ASEAN, i partner UE-ASEAN, le comunità e le organizzazioni giovanili degli Stati membri dell’ASEAN. Tra gli eventi inclusi nel programma: un workshop sul riciclo dei rifiuti di plastica organizzato con la Thailandia, un campo di apprendimento di 2 giorni per “giovani guardiano della natura” nelle Filippine, una serie di incontri per l’educazione alla gestione dei rifiuti in Malesia, presentazioni interattive e giochi per i bambini delle scuole indigene della foresta di Pu Mat in Vietnam. In agenda attività anche molto concrete come la pulizia di un fiume in Brunei e un concorso di fotografia e opere d’arte in Laos. Conclusione domenica 22 ottobre, con la pulizia del litorale del fiume Mekong e la piantumazione di alberi in Cambogia.

Come è andato il summit dell’ASEAN

Si è svolto a Giacarta, in Indonesia, il 43esimo vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico. Sottoscritti diversi accordi dentro e fuori dal gruppo

Editoriale a cura di Lorenzo Lamperti

Ancora unito, nonostante le differenze. Joko Widodo, Presidente dell’Indonesia e padrone di casa del 43esimo summit dell’ASEAN, ha definito così il blocco dei Paesi del Sud-Est asiatico. Un blocco non nel senso geopolitico del termine, visto che l’ASEAN più di tutti promuove una terza via fatta di non competizione ma semmai di cooperazione. All’interno e all’esterno dell’Associazione, come dimostrano i risultati raggiunti durante il vertice che si è svolto nei giorni scorsi a Giacarta. Almeno 93 progetti, per un valore complessivo di 38,2 miliardi di dollari, sono stati identificati al Forum indo-pacifico dell’ASEAN, una piattaforma per i membri del blocco per mobilitare finanziamenti pubblici e privati e promuovere una più profonda cooperazione economica. Inclusi piani industriali, infrastrutturali e sulla transizione energetica. Sono state inoltre discusse altre 73 opportunità potenziali, per un valore di 17,8 miliardi di dollari. Adottate dichiarazioni su uguaglianza di genere, sostenibilità, cooperazione agricola, sicurezza alimentare e cambiamento climatico. Inoltre, durante l’incontro ASEAN +3, che oltre ai Paesi del Sud-Est include anche Cina, Giappone e Corea del Sud, è stato concordato di lavorare insieme per sviluppare un ecosistema di veicoli elettrici. Un tema cruciale per lo sviluppo economico e tecnologico del futuro prossimo, con un occhio alla sostenibilità. E, soprattutto, un settore nel quale il Sud-Est asiatico sembra destinato a giocare un ruolo di assoluto protagonista. Non è tutto. Con Pechino, alla presenza del Premier Li Qiang, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta ASEAN-Cina sulla cooperazione reciprocamente vantaggiosa nell’Indo-Pacifico. Con Pechino si discute anche del rinnovamento dell’accordo di libero scambio entro il 2024 e di nuovi importanti investimenti sul settore strategico dei microchip. Risultati interessanti anche a livello bilaterale. Le Filippine hanno firmato un accordo di libero scambio con la Corea del Sud, mentre l’Indonesia ha chiesto agli Stati Uniti di avviare colloqui su un accordo commerciale sulle risorse minerarie. Sul fronte diplomatico, l’Australia ha annunciato che ospiterà i leader ASEAN a Melbourne il prossimo marzo per un vertice speciale in occasione dei 50 anni di relazioni. Sullo sfondo, ma neanche troppo, resta irrisolta la vicenda della crisi in Myanmar, su cui è stata predisposta la revisione del consenso in 5 punti del 2021. Permangono anche le tensioni sul Mar Cinese Meridionale, anche a causa della competizione tra Cina e Stati Uniti. Competizione in cui, come ribadito da Widodo nel suo discorso conclusivo, l’ASEAN gioca un ruolo da “teatro di pace e inclusione”.