La BRI è stata contagiata?

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L’impatto del Covid-19 sui Paesi ASEAN, tra approvvigionamenti interrotti e lavoratori quarantenati

Dopo la Cina, anche i Paesi ASEAN sono impegnati nel contrasto al Covid-19. Ne è risultato il blocco di diversi stabilimenti produttivi (come in Cambogia, dove più di 200 fabbriche hanno interrotto la produzione per la mancanza di materie prime provenienti dalla Cina) e lo stop di importanti cantieri infrastrutturali, fra cui quelli legati alla Belt and Road Initiative (BRI; il progetto strategico sotto il quale la Cina sta pianificando la costruzione di grosse arterie strategiche stradali, ferroviarie e marittime, che la colleghino ai principali Paesi partner).

Le autorità dei Paesi ASEAN hanno iniziato a calcolare i danni di questi ritardi: in particolare, il rallentamento dei cantieri della BRI rischia di rappresentare un freno alla ripresa economica, una volta superata la fase di emergenza sanitaria.

In Indonesia, il Ministro per gli affari marittimi e gli investimenti ha annunciato ritardi nella costruzione della ferrovia ad alta velocità da 6 mld di dollari che collegherà Jakarta a Bandung. Non solo il 50% dei materiali provengono dalla Cina, ma anche i lavoratori nel cantiere sono per quasi il 20% cinesi. Inoltre, risulta interrotta anche la costruzione della diga da 510 megawatt nella foresta di Batang Toru.

Rallentamenti si registrano anche in Cambogia, dove la BRI prevede grossi cantieri nella zona economica speciale di Sihanoukville (la quale si propone di diventare un hub per l’intero ASEAN). Il progetto ha subito una graduale interruzione degli approvvigionamenti dalla Cina ed ha visto gli uffici dei dirigenti cinesi restare vuoti. Ciò allungherà le tempistiche e farà lievitare i costi. Il Primo Ministro cambogiano Hun Sen si è detto comunque fiducioso, prevedendo che i lavori possano riprendere già nel mese di aprile.

In Malaysia, fino ad un mese fa, la Malaysia Rail Link assicurava che non ci sarebbero stati invece ritardi nella costruzione della East Coast Rail Link, il progetto da oltre 10 miliardi di dollari che collegherà la capitale malese Kuala Lumpur e la capitale amministrativa Putrajaya agli Stati della costa orientale di Pahang, Terengganu e Kelantan. Tuttavia, a causa dei provvedimenti del governo malese (che dal 18 marzo ha posto lo Stato in una quarantena totale, dalla durata di almeno 14 giorni), non è possibile escludere rallentamenti o temporanee interruzioni del progetto, che ad oggi risulta completato solo al 15%.

Al contrario, il Covid-19 non sembra rallentare la Cina-Laos Railway, il progetto che entro il 2021 vuole trasformare il Paese in un hub per il commercio via terra nella regione. La direzione centrale aveva deciso di non interrompere i lavori nonostante le festività per il Capodanno cinese: funzionari e operai sono così rimasti in cantiere, al riparo dall’epidemia. Inoltre, in questi giorni, gli ingegneri cinesi e laotiani sono al lavoro sulla linea di energia elettrica che alimenterà la ferrovia; si tratta del primo progetto energetico per il quale il Laos ricorre alla formula di project-financing conosciuta come BOT (build-operate-transfer).

Il completamento totale della Belt and Road Initiative è previsto per il 2049, ma gli analisti mettono ora in dubbio che questa data possa essere realmente rispettata, nel caso in cui gli effetti del Covid-19 pesino per un lungo periodo.

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Articolo a cura di Gabriel Zurlo Sconosciuto

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