Cambogia

Italia e Cambogia, una relazione con tante opportunità

La Cambogia sembra confermarsi un terreno fertile per nuove opportunità, mostrandosi molto aperta all’innovazione in molti settori. Un webinar tenutosi il 7 aprile ha fornito una panoramica generale per aiutare le imprese italiane a comprendere meglio gli sviluppi chiave dell’ambiente di investimento cambogiano e a capitalizzare le opportunità emergenti nel Paese.  

Il 7 aprile scorso l’Italian Cambodian Business Association in Cambogia (ICBA), con il supporto della Camera di Commercio Europea in Cambogia (Eurocham) e dell’Associazione Italia-ASEAN, ha organizzato un webinar per presentare le opportunità di collaborazione commerciale tra Italia e Cambogia. Come ha spiegato Sok Chenda Sophea, Ministro legato al Primo Ministro e Segretario Generale del Consiglio per lo Sviluppo della Cambogia, il Regno del Sud-Est asiatico è una delle economie in più rapida crescita al mondo, nel 2018 il tasso di crescita  si è attestato intorno al 7 per cento del PIL; trainata dall’aumento delle esportazioni e dai maggiori consumi interni. Nonostante le chiusure e le restrizioni di viaggio per il contenimento della pandemia, la rapida crescita della Cambogia è in gran parte destinata a persistere.

Subito dopo la guerra civile negli anni Settanta, il Paese ha avuto bisogno del supporto del settore privato, il sostegno del sistema internazionale e di donatori bilaterali per la sua ricostruzione, e, negli anni, è riuscito a creare un ambiente commerciale che punta su crescita inclusiva e sostenibile.

Tra le altre misure, la nuova legge sugli investimenti promulgata il 15 ottobre 2021 rappresenta un altro tassello per rendere l’ambiente di investimento in Cambogia più incentivante e conforme alle esigenze degli investitori. Nel Paese, gli investitori stranieri ricevono gli stessi diritti degli investitori nazionali, ad eccezione della proprietà del terreno; in proposito le normative stabiliscono che la partecipazione maggioritaria, pari ad almeno il 51 per cento, debba essere riservata a cittadini di nazionalità cambogiana e/o allo stesso Governo. Inoltre, gli investimenti sono aperti in tutti i settori e  non ci sono restrizioni sul rimpatrio di capitali.

Nel suo intervento al webinar, Lorenzo Galanti, Ambasciatore d’Italia in Thailandia, Cambogia e Laos, ha sottolineato come l’Italia stia prestando sempre più attenzione all’ASEAN e di conseguenza anche a Phnom Penh. A testimoniare l’impegno italiano, la donazione di oltre un milione di dosi di vaccini Astrazeneca e, a proposito della gestione della pandemia, Galanti ha rilevato come il Regno sia riuscito a contenere con efficacia la diffusione del virus e come ad oggi registri uno dei più alti tassi di vaccinazioni con una quota che raggiunge il 92 per cento della popolazione. 

Alla luce delle attuali tensioni internazionali, l’Ambasciatore ha voluto esprimere il pieno appoggio alla presidenza cambogiana dell’ASEAN nel 2022 e alla nomina di S.E. Prak Sokhonn, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Cambogia, in qualità di inviato speciale dell’ASEAN in Myanmar.

La partnership Italia-Cambogia è un importante strumento per aumentare le capacità istituzionali dell’ASEAN e  ha un grande potenziale economico sia in termini di commercio che investimenti. Il commercio tra i due Paesi si è ripreso nel 2021 raggiungendo 416 milioni di euro, facendo segnare un +12 per cento rispetto all’anno precedente. L’Ambasciatore ha inoltre posto l’accento sul grande valore che le imprese italiane possono offrire alla crescita sostenibile in Cambogia, grazie alla loro solida esperienza e know how in molti campi come quelli di infrastrutture ed energia.

In conclusione del suo intervento,  ha invitato le autorità cambogiane a mostrare il loro supporto per la candidatura di Roma al World Expo nel 2030 dove il tema principale sarà un nuovo modello di città più inclusivo, interconnesso e  sostenibile sulla scia della trasformazione digitale.

In aggiunta, il Vicepresidente dell’Associazione Italia-ASEAN Romeo Orlandi ha affermato come il percorso di apertura verso il libero commercio rappresenti uno strumento fondamentale per la crescita della Cambogia e di altri Paesi del Sud-Est asiatico. Phnom Penh può essere presa come uno degli esempi più recenti in cui un Paese asiatico, globalizzandosi, ha acquisito  un ruolo crescente nelle catene di approvvigionamento. Il Regno ha la possibilità di attrarre investimenti grazie alla stabilità politica, network di infrastrutture in rapida crescita, un mercato interno in costante crescita e grandi incentivi per gli investimenti, come la possibilità di rimpatriare i profitti.

Orlandi ha infine ribadito che altrettanto importante è sostenere lo sviluppo di valori condivisi tra i due Paesi per approfondire la cooperazione bilaterale. L’Associazione Italia-ASEAN esercita da sempre un forte impegno nell’avvicinare le realtà dei 10 Paesi dell’ASEAN all’Italia, mettendo in luce le opportunità di cooperazione e di crescita, organizzando eventi per riunire le rispettive comunità business e di decision maker.

Accordi di cooperazione UE-Cambogia

Si approfondiscono i rapporti tra Bruxelles e Phnom Penh, approfittando della presidenza di turno dell’ASEAN.

Le relazioni tra l’Unione Europea e la Cambogia hanno compiuto un ulteriore passo in avanti nel corso della riunione del comitato misto Cambogia-UE tenutasi a Phnom Penh la scorsa settimana. Il meeting, presieduto da Luy David, Segretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri della Cambogia, e Paola Pampaloni, Vice Direttrice Generale per l’Asia e il Pacifico dell’UE, ha affrontato diversi argomenti: l’invasione dell’Ucraina, l’andamento economico globale, il cambiamento climatico, la situazione politica in Myanmar e il partenariato strategico UE-ASEAN. L’Unione Europea ha confermato il pieno appoggio alla presidenza cambogiana dell’ASEAN nel 2022 e alla nomina di Prak Sokhonn – Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Cambogia – come inviato speciale dell’ASEAN in Myanmar. Poi, il gruppo sul potenziamento istituzionale ha affrontato l’ampio tema dello sviluppo dei diritti umani, analizzandolo da diverse angolazioni: dai diritti civili e politici al diritto al lavoro, dalla tratta di esseri umani alla parità di genere. In vista delle elezioni comunali di quest’anno nelle città cambogiane, l’UE non ha mancato di sottolineare l’importanza del pluralismo democratico, dei diritti umani e delle libertà fondamentali. C’è stato, poi, uno spazio dedicato all’economia: le parti hanno discusso gli interventi di ripresa economica, e lo sviluppo delle relazioni commerciali bilaterali, compreso il ritiro parziale momentaneo delle preferenze commerciali dell’UE nell’ambito dell’Autorità Bancaria Europea. Si è discussa l’importanza di migliorare il contesto imprenditoriale, introducendo nuovi regolamenti agli investimenti e diversificando l’economia cambogiana. Infine, si è parlato dell’implementazione del nuovo Programma Indicativo Pluriennale di Cooperazione dell’UE per il periodo 2021-2024. Dal valore di 155 milioni di euro, il Programma mira a intervenire su tre aree principali: transizione ecologica, educazione e formazione, e buon governo, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Cambogia pronta alla presidenza di turno ASEAN 2022

L’ultima esperienza della Cambogia alla presidenza di turno è stata controversa, poiché la politica estera del regno asiatico predilige particolarmente la relazione con Pechino

La presidenza di turno presso l’ASEAN è una grande occasione per la diplomazia dei paesi del Sud-Est asiatico. Il 2022 è la volta della Cambogia, che si è detta pronta a lavorare per la creazione di una comunità regionale “equa, forte e inclusiva”, sotto la guida del primo ministro Hun Sen. Il capo del governo cambogiano ha dimostrato di prendere molto sul serio questo impegno, e ha dichiarato che il pilastro della “politica e sicurezza” dell’Associazione sarà in cima all’agenda durante il suo mandato all’organizzazione regionale. Quello che l’aspetta nel 2022 è vissuto come un onere prestigioso per Phnom Penh, che sfrutterà l’occasione per amplificare la sua aura diplomatica e godere delle prerogative associate al titolo presidenziale, come il rinnovato riconoscimento da parte dei grandi attori della scena globale.

Ma nella comunità internazionale l’entusiasmo non è così diffuso. L’ultima esperienza della Cambogia alla presidenza di turno è stata controversa, poiché la politica estera del regno asiatico predilige particolarmente la relazione con Pechino. Questa storica postura filo-cinese è stata rivendicata dal governo nazionale anche nel 2019, quando il primo ministro Hun Sen ha definito la Cambogia un “amico di ferro” della Cina. È proprio per via di questa prossimità che, secondo gli analisti, ci sarà da aspettarsi un’ASEAN molto diversa da quella lasciata dal Brunei nel 2021. Secondo voci esperte, mentre gran parte dei paesi del Sud-Est asiatico prendono le distanze da Pechino criticandone l’assertività, Phnom Penh resta fedele alla linea del bandwagoning: per questioni di sicurezza e sviluppo, la Cina rimane un alleato fondamentale per il regime cambogiano, e questo legame potrebbe compromettere il precario equilibrio dell’Associazione regionale.

I dossier più rilevanti del 2022 mettono in questione la centralità dell’ASEAN nella gestione della crisi sanitaria da Covid-19 e nella credibilità regionale e internazionale nei confronti delle controversie politiche più urgenti. La Cambogia succederà al Brunei dopo un anno saturo di criticità, ereditando le sfide politiche e sociali causate da due anni di pandemia globale, la crisi politica in Myanmar, e le annose diatribe nel Mar Cinese Meridionale. Ma secondo Charles Dunst del Center for Strategic and International Studies (CSIS), l’incombenza di Pechino potrebbe compromettere la libertà di manovra della Cambogia su questi temi, risultando in un pericoloso immobilismo dell’Associazione. Questo potrebbe dare il colpo di grazia al principio della centralità dell’ASEAN, già compromesso dalla tendenza degli altri attori internazionali a prediligere rapporti bilaterali con i paesi dell’area.

Per quanto riguarda le sfide causate dalla pandemia, è probabile che l’inasprirsi delle diseguaglianze sociali provochi ovunque nel Sud-Est asiatico fenomeni di instabilità politica. Anche Phnom Penh dovrà fare i conti con quell’aumento dei tassi di interesse globali che in molte economie regionali provocherà un incremento della pressione fiscale e limiterà le politiche pubbliche espansive, provocando malcontento e sofferenza economica sulle comunità locali. A questo proposito, il rapporto bilaterale con la Cina è cruciale per la Cambogia, che fa grande affidamento sugli aiuti e i finanziamenti infrastrutturali del fratello maggiore per i suoi programmi di sviluppo nazionale.

Sulla crisi in Myanmar, la Cambogia ha poi assunto comportamenti ambivalenti. Dopo aver ribadito con forza il principio di non interferenza rivendicato dall’ASEAN come caposaldo del suo paradigma di valori, ha poi sostenuto la decisione dell’Associazione di non volersi confrontare se non con rappresentanti “non politici” del Myanmar. Il primo ministro Hun Sen ha dichiarato a questo proposito: “L’ASEAN non ha espulso Myanmar dall’ASEAN. Il Myanmar ha abbandonato il suo diritto (…). Ora siamo in una situazione di ‘ASEAN meno uno’. È così non a causa dell’ASEAN, ma a causa del Myanmar stesso”. Secondo Dunst, però, la Cambogia non ritiene prioritario confrontarsi col regime birmano sui temi della democrazia e dei diritti umani. È per questo che sul Myanmar la prossima prima voce dell’ASEAN potrebbe risultare più flebile di quanto sperato da altri paesi membri, come Malesia e Indonesia.

Le controversie territoriali nel Mar Cinese Meridionale sono invece l’elefante nella stanza della presidenza cambogiana, e sembra che l’esperienza del mandato del 2012 potrebbe ripetersi ancora. All’epoca, come ora, Cambogia e Cina hanno prediletto il ricorso a meccanismi bilaterali di risoluzione delle controversie. Secondo Vannarith Chheang, ricercatore associato presso Istituto ISEAS-Yusof Ishak, la promozione di un codice di condotta (CoC) nel Mar Cinese Meridionale è un modo per evitare ingombranti misure vincolanti e favorire la cosiddetta diplomazia preventiva. “La Cambogia non è interessata a internazionalizzare la questione del Mar Cinese Meridionale”, osserva l’analista in un articolo apparso sulla rivista del Torino World Affairs Institute, “e sta cautamente limitando gli altri pretendenti come il Vietnam e le Filippine dall’usare l’ASEAN per contrastare o sfidare direttamente la Cina”. Al summit annuale dei rappresentanti ASEAN, tenutosi lo scorso 22 novembre, è intervenuto in videoconferenza anche il presidente Xi Jinping, rassicurando i presenti che la Cina non avrebbe mai cercato l’egemonia nella regione approfittando della sua forza per risolvere le controversie. Piuttosto, ha sottolineato il Segretario del Partito comunista cinese, l’auspicio è che l’ASEAN possa cooperare con la Cina per eliminare le “interferenze” straniere. Le parole di Xi sembrano accogliere profeticamente l’arrivo di Phnom Penh alla presidenza dell’organizzazione. Anche se ASEAN e Cina hanno già concordato il preambolo della CoC nell’estate del 2021, la Cambogia potrebbe rallentarne il processo di negoziazione, tutelando la storica amicizia con Pechino e limitando qualsiasi azione o dichiarazione da parte del blocco ASEAN che possa implicare una critica all’assertività cinese.

L’approccio della presidenza cambogiana alle sfide più rilevanti per il Sud-Est asiatico inciderà anche sui toni e le preferenze della cooperazione internazionale. Secondo David Hutt, del The Diplomat, il fatto che il regno sia considerato un “paria per le democrazie” e la sua reputazione sia quella di “lacchè di Pechino”, incide anche sulla politica estera dei grandi attori internazionali. Da una parte, è obiettivo dell’amministrazione Biden richiamare a raccolta i suoi alleati per mantenere un maggiore controllo sulle dinamiche regionali dell’Asia indo-pacifica. Si pensi alla nascita dell’alleanza per la difesa AUKUS, stipulata da Stati Uniti, Regno Unito e Australia, che è programmaticamente pensata per arginare le velleità internazionali della Cina. Anche il programma infrastrutturale per la ripresa post-pandemia, il Build Back Better World (B3W) è un chiaro antagonista della strategia di sviluppo globale promossa da Xi con la Belt and Road Initiative (BRI). Biden ha poi assunto un atteggiamento più intransigente nei confronti della stessa Cambogia, avendo sanzionato due alti funzionari per corruzione e annunciato una revisione degli accordi di commercio preferenziale il mese scorso. Per quanto riguarda l’UE, Phnom Penh ha ospitato il 13° Asia Europe Meeting (ASEM) il 25 e il 26 novembre, a riprova del rinnovato interesse europeo per le opportunità offerte dal Sud-Est asiatico, riaffermando la partnership con l’omologa organizzazione regionale. Tra tutti, quello con l’Unione potrebbe rivelarsi un legame strategico per l’ASEAN, per ponderare le contestate tendenze filo-cinesi della Cambogia e dedicarsi a valorizzare le relazioni con un altro attore regionale di rilevanza globale.

Da sempre nell’orbita di influenza cinese, la Cambogia condurrà il suo mandato alla presidenza dell’ASEAN all’insegna del rapporto “di ferro” con Pechino. Anche se alcuni analisti ritengono che il governo di Hun Sen sia oggi meno disposto ad accettare che la Cina detti i termini delle sue relazioni con l’estero, le sfide che dovrà affrontare l’ASEAN nel 2022 mettono tutte la Cambogia di fronte alla scelta: con Pechino o contro Pechino. A giudicare dal legame storico, reso tanto più forte dal comune passato coloniale e dalla cultura politica condivisa, sembra che la direzione della presidenza cambogiana all’ASEAN sia già segnata.

Una bicicletta su 4 importata in UE arriva dalla Cambogia

Il 2020 ha registrato una crescita della domanda di biciclette in UE. Le esportazioni dalla Cambogia coprono un quarto delle importazioni extra-europee. Tra esigenze di diversificazione e basso costo del lavoro, ecco i motivi di una storia di successo

La pandemia da Covid-19, tra i suoi effetti collaterali, ha provocato trasformazioni nelle abitudini delle persone in tutto il mondo. Dai dati rilasciati dalla Commissione Europea sul commercio internazionale, si evince un aspetto interessante: l’aumento della domanda europea di biciclette, valutato intorno al 35% su base annua nel 2020. Una delle conseguenze environment-friendly dei vari lockdown nazionali che, insieme alle foto di alcuni tra i cieli più inquinati al mondo tornati a tingersi di blu dopo decenni, ha incentivato il ricorso ai trasporti alternativi. In alcuni casi, l’unica deroga alle misure restrittive era la possibilità di fare sport individuale vicino casa, e c’è chi non ha resistito alla prospettiva di sgranchirsi le gambe all’aria aperta in sella a una bicicletta. D’altra parte, le riaperture hanno progressivamente consentito a lavoratori e lavoratrici pendolari di tornare ai propri impieghi. Piuttosto che viaggiare stipati sui mezzi pubblici senza distanza di sicurezza, hanno presto sostituito al trasporto pubblico una bicicletta… spesso e volentieri made in Cambogia.

Secondo l’EUROSTAT, l’incremento della domanda europea di biciclette è stato perlopiù soddisfatto da produzioni localizzate nell’Indo-Pacifico. Il report dimostra come la Cambogia abbia fornito un quarto delle importazioni extra-europee di questo prodotto nel 2020 (24%) – cui hanno fatto seguito quelle cinesi (17%), taiwanesi (11%) e bangladesi (8%). Le esportazioni di biciclette prodotte in Cambogia, in generale, sono cresciute a un tasso medio del 20% dal 2015 al 2020, secondo il database dell’International Trade Centre.

Nonostante i dati restituiscano un’immagine promettente del mercato emergente cambogiano, la crisi sanitaria si è fatta sentire. L’economia nazionale del Regno asiatico è cresciuta rapidamente fino allo scoppio della pandemia, a un ritmo medio del 7,7% dal 1998. Le restrizioni da Covid-19 le sono costate una battuta d’arresto, causandole una contrazione del PIL del 3,1% nel 2020. Nell’agenda politica del governo cambogiano la diversificazione economica è considerata prioritaria da tempo, poiché l’economia nazionale dipende dalle esportazioni verso l’estero. Negli anni sono state promosse riforme sugli investimenti e politiche industriali, che si sono però rivelate insufficienti. Il governo sa che diversificare significa promuovere cambiamenti strutturali che mirino allo sviluppo economico e alla riduzione della povertà, obiettivi imprescindibili per il benessere della popolazione locale. Phnom Penh, però, è ancora fortemente dipendente dall’industria dell’abbigliamento e delle calzature, oltre che dal settore del turismo – sul quale la pandemia ha infierito in modo particolarmente inclemente.

La necessità di variare fonti di approvvigionamento economico e partner commerciali si fa  più urgente in tempi dominati dall’incertezza. Il Covid-19 è stato in tal senso emblematico: ha causato, tra le altre cose, uno shock nelle catene globali del valore che alcuni analisti hanno ritenuto irreversibile. Come ha suggerito Paul Krugman, tra questioni securitarie e una competizione commerciale internazionale che assume connotati sempre più antagonistici, l’idea di un ritorno a pratiche di nazionalismo economico non sembra più così assurda come quando a promuoverla era l’amministrazione Trump. La globalizzazione economica è stata quindi arrestata da un fenomeno altrettanto globale. La pandemia da Covid-19, oltre ad aver trasceso le frontiere nazionali, si è trasmessa rapidamente alle catene di approvvigionamento, che costituiscono la linfa vitale delle relazioni commerciali del Sud-Est asiatico con il resto del mondo.

L’aumento di esportazioni di biciclette cambogiane in Unione Europea sembra però espressione di un trend diverso. L’assemblaggio del prodotto finale è spesso il risultato di diversi step produttivi, molti dei quali si trovano in Vietnam. Le fabbriche di biciclette sono localizzate, strategicamente, in prossimità delle frontiere vietnamite. Il settore è poi ulteriormente supportato da aziende delocalizzate straniere attratte dai bassi salari della manodopera locale, che hanno trasferito la produzione in Cambogia. L’economia nazionale è ancora dipendente dal commercio con l’estero, peraltro da un paniere di esportazioni estremamente ristretto, e da investimenti stranieri. Ma la reattività dell’offerta di biciclette dal Paese lascia ben sperare per la ripresa dell’economia nazionale, che continua a fare affidamento su alcuni dei fattori tradizionali del successo economico del Sud-Est asiatico: esportazioni, basso costo del lavoro, catene di produzione che continuano a prosperare.

L’interesse della Cambogia verso il mercato dell’Unione Europea è reciproco, anche se i rapporti di potere sono chiaramente sbilanciati. Il boom delle biciclette è un’ottima notizia per il Regno asiatico, in parte perché è un segno di una distensione rispetto alle sanzioni imposte dall’UE nell’agosto 2020. Nel 2001 l’UE aveva lanciato l’Everything But Arms (EBA), uno schema di libero scambio realizzato su misura per il commercio con i paesi in via di sviluppo, ma a causa delle “sistematiche violazioni dei diritti umani”, di quelli politici e del lavoro, la Commissione aveva optato per un parziale ritiro del programma. Anche se il Regno sembra ancora ben lungi dal recuperare il libero accesso al mercato dell’Unione (poiché il Primo Ministro Hun Sen respinge con forza le accuse europee, rivendicando la libertà di esercitare prerogative sovrane) le biciclette cambogiane sono un caso di successo della diversificazione delle economie in rapida crescita del Sud-Est asiatico.

Il futuro della Cambogia a un bivio

Mentre Phnom Penh si avvicina progressivamente alla Cina, gli Stati Uniti temono gli sviluppi nella regione

Lo scorso 2 ottobre, l’Asia Maritime Transparency Initiative del CSIS ha pubblicato delle immagini satellitari di una struttura in via di demolizione, precedentemente costruita dagli Stati Uniti presso la base navale di Ream, in Cambogia. L’edificio è stato il quartier generale tattico del Comitato nazionale per la sicurezza marittima durante la Guerra civile, e venne utilizzato come centro per il comando, il controllo e il coordinamento delle operazioni militari. La sua demolizione ha sollevato domande circa l’accesso dei cinesi nell’area, e se ciò significa che la Cambogia garantirà in futuro alla Cina di stazionare a Ream.

La preoccupazione era nata da un rapporto pubblicato dal Wall Street Journal nel luglio 2019, in cui si affermava che la Cambogia e la Cina avevano firmato un accordo segreto che avrebbe consentito alle forze armate cinesi di utilizzare una base della marina cambogiana. La prima bozza dell’accordo – intercettata da funzionari statunitensi, secondo fonti anonime – avrebbe consentito alla Cina di utilizzare la base per 30 anni, con un rinnovo automatico ogni dieci anni. L’accordo consentirebbe anche all’Esercito popolare di liberazione di inviare personale militare, immagazzinare armi e attraccare le proprie navi da guerra.

Oltre la demolizione della base navale di Ream, le aree circostanti sono state affittate anche da diverse società cinesi per lo sviluppo di un resort da 16 miliardi di dollari, insieme alla costruzione di un aeroporto a Dara Sakor, che dovrebbe diventare il più grande della Cambogia. L’infrastruttura dell’aeroporto stesso ha sollevato altre domande. Le prove raccolte hanno dimostrato che la lunghezza della pista dell’aeroporto supera la necessità di un normale aereo di linea, suscitando l’ipotesi che potrebbe non essere utilizzato solo per scopi commerciali, ma anche militari.

Nonostante le numerose domande e commenti, il governo cambogiano ha negato queste accuse. Il Primo Ministro Hun Sen ha ripetutamente dichiarato che alla Cina non è stato concesso il diritto esclusivo di utilizzare la base navale di Ream, poiché la costituzione vieta la costruzione di basi militari straniere sul suolo cambogiano. Inoltre, ha sottolineato che le navi da guerra – se autorizzate – di tutte le nazioni, comprese quelle degli Stati Uniti, sono le benvenute. Tuttavia, la risposta dalla Cina è stata limitata. In un’intervista, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha dichiarato: «A quanto ho capito, la controparte cambogiana ha negato». Tuttavia, si è rifiutato di chiarire se la Cina, da parte sua, nega l’affermazione. Si è piuttosto concentrato sulla natura delle relazioni sino-cambogiane, che ha descritto come “aperte, trasparenti, reciprocamente vantaggiose e alla pari”.

Al di là delle dichiarazioni, le implicazioni strategiche a seguito di questa accordo mettono Washington sul filo del rasoio. Se davvero verrà costruita una base militare cinese in Cambogia, gli equilibri di potere nel Sud-Est asiatico potrebbero cambiare notevolmente. A causa della sua posizione strategica, l’installazione consentirà alla Cina di estendere la sua influenza sullo Stretto di Malacca, una delle rotte di navigazione più trafficate del mondo. Allo stesso tempo, la Cina ha in mente progetti altrettanto ambizioni in altri Paesi: un’installazione analoga a Gibuti, la costruzione di un porto in acque profonde in Myanmar, e un massiccio piano infrastrutturale in Sri Lanka come parte della Belt and Road Initiative. Secondo gli esperti, Pechino sta cercando di creare un anello di infrastrutture che dal Mar Cinese Meridionale si estende fino all’Oceano Indiano e all’Africa orientale, in modo da rafforzare la sua posizione tra le potenze globali.


Inoltre, fra i dieci Stati membri dell’ASEAN, il governo cambogiano è stato il più accogliente nei confronti della Cina. Allo stesso tempo, quest’ultima è di gran lunga il principale partner commerciale della Cambogia e la maggiore fonte di investimenti esteri diretti – con il volume di scambi bilaterali che ha raggiunto i 7 miliardi di dollari lo scorso anno. Entrambi i Paesi hanno recentemente firmato un accordo di libero scambio, il primo nel suo genere stipulato da Phnom Penh. Al contrario, i rapporti della Cambogia con gli Stati Uniti sembrano essere diventati più tesi, a causa dell’approccio critico di Washington verso gli affari interni della Cambogia. Tuttavia, gli Stati Uniti sembrano aver riadattato la loro strategia a partire da quest’anno. Piuttosto che condurre interventi diretti, sotto la guida dell’ambasciatore statunitense in Cambogia Patrick Murphy, il loro approccio sembra essere più diplomatico, flessibile e amichevole.

Sebbene sia troppo presto per vedere cosa c’è in serbo per i tre Paesi, sappiamo che sia gli Stati Uniti che la Cina stanno cercando di avere un rapporto privilegiato con la Cambogia. Attualmente, la Cina sembra esserci riuscita meglio, poiché i legami tra le due nazioni continuano a prosperare. Tuttavia, il futuro sembra promettente anche per gli Stati Uniti mentre procedono con la loro nuova strategia diplomatica, lavorando duramente per ripristinare le relazioni bilaterali. Indubbiamente, si assisterà a un nuovo sviluppo delle relazioni USA-Cina-Cambogia nei prossimi mesi – nella speranza che si riveli reciprocamente vantaggioso per tutte le parti.

A cura di Rizka Diandra 

Traduzione di Andrea Passannanti