Il futuro della Cambogia a un bivio

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Mentre Phnom Penh si avvicina progressivamente alla Cina, gli Stati Uniti temono gli sviluppi nella regione

Lo scorso 2 ottobre, l’Asia Maritime Transparency Initiative del CSIS ha pubblicato delle immagini satellitari di una struttura in via di demolizione, precedentemente costruita dagli Stati Uniti presso la base navale di Ream, in Cambogia. L’edificio è stato il quartier generale tattico del Comitato nazionale per la sicurezza marittima durante la Guerra civile, e venne utilizzato come centro per il comando, il controllo e il coordinamento delle operazioni militari. La sua demolizione ha sollevato domande circa l’accesso dei cinesi nell’area, e se ciò significa che la Cambogia garantirà in futuro alla Cina di stazionare a Ream.

La preoccupazione era nata da un rapporto pubblicato dal Wall Street Journal nel luglio 2019, in cui si affermava che la Cambogia e la Cina avevano firmato un accordo segreto che avrebbe consentito alle forze armate cinesi di utilizzare una base della marina cambogiana. La prima bozza dell’accordo – intercettata da funzionari statunitensi, secondo fonti anonime – avrebbe consentito alla Cina di utilizzare la base per 30 anni, con un rinnovo automatico ogni dieci anni. L’accordo consentirebbe anche all’Esercito popolare di liberazione di inviare personale militare, immagazzinare armi e attraccare le proprie navi da guerra.

Oltre la demolizione della base navale di Ream, le aree circostanti sono state affittate anche da diverse società cinesi per lo sviluppo di un resort da 16 miliardi di dollari, insieme alla costruzione di un aeroporto a Dara Sakor, che dovrebbe diventare il più grande della Cambogia. L’infrastruttura dell’aeroporto stesso ha sollevato altre domande. Le prove raccolte hanno dimostrato che la lunghezza della pista dell’aeroporto supera la necessità di un normale aereo di linea, suscitando l’ipotesi che potrebbe non essere utilizzato solo per scopi commerciali, ma anche militari.

Nonostante le numerose domande e commenti, il governo cambogiano ha negato queste accuse. Il Primo Ministro Hun Sen ha ripetutamente dichiarato che alla Cina non è stato concesso il diritto esclusivo di utilizzare la base navale di Ream, poiché la costituzione vieta la costruzione di basi militari straniere sul suolo cambogiano. Inoltre, ha sottolineato che le navi da guerra – se autorizzate – di tutte le nazioni, comprese quelle degli Stati Uniti, sono le benvenute. Tuttavia, la risposta dalla Cina è stata limitata. In un’intervista, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha dichiarato: «A quanto ho capito, la controparte cambogiana ha negato». Tuttavia, si è rifiutato di chiarire se la Cina, da parte sua, nega l’affermazione. Si è piuttosto concentrato sulla natura delle relazioni sino-cambogiane, che ha descritto come “aperte, trasparenti, reciprocamente vantaggiose e alla pari”.

Al di là delle dichiarazioni, le implicazioni strategiche a seguito di questa accordo mettono Washington sul filo del rasoio. Se davvero verrà costruita una base militare cinese in Cambogia, gli equilibri di potere nel Sud-Est asiatico potrebbero cambiare notevolmente. A causa della sua posizione strategica, l’installazione consentirà alla Cina di estendere la sua influenza sullo Stretto di Malacca, una delle rotte di navigazione più trafficate del mondo. Allo stesso tempo, la Cina ha in mente progetti altrettanto ambizioni in altri Paesi: un’installazione analoga a Gibuti, la costruzione di un porto in acque profonde in Myanmar, e un massiccio piano infrastrutturale in Sri Lanka come parte della Belt and Road Initiative. Secondo gli esperti, Pechino sta cercando di creare un anello di infrastrutture che dal Mar Cinese Meridionale si estende fino all’Oceano Indiano e all’Africa orientale, in modo da rafforzare la sua posizione tra le potenze globali.


Inoltre, fra i dieci Stati membri dell’ASEAN, il governo cambogiano è stato il più accogliente nei confronti della Cina. Allo stesso tempo, quest’ultima è di gran lunga il principale partner commerciale della Cambogia e la maggiore fonte di investimenti esteri diretti – con il volume di scambi bilaterali che ha raggiunto i 7 miliardi di dollari lo scorso anno. Entrambi i Paesi hanno recentemente firmato un accordo di libero scambio, il primo nel suo genere stipulato da Phnom Penh. Al contrario, i rapporti della Cambogia con gli Stati Uniti sembrano essere diventati più tesi, a causa dell’approccio critico di Washington verso gli affari interni della Cambogia. Tuttavia, gli Stati Uniti sembrano aver riadattato la loro strategia a partire da quest’anno. Piuttosto che condurre interventi diretti, sotto la guida dell’ambasciatore statunitense in Cambogia Patrick Murphy, il loro approccio sembra essere più diplomatico, flessibile e amichevole.

Sebbene sia troppo presto per vedere cosa c’è in serbo per i tre Paesi, sappiamo che sia gli Stati Uniti che la Cina stanno cercando di avere un rapporto privilegiato con la Cambogia. Attualmente, la Cina sembra esserci riuscita meglio, poiché i legami tra le due nazioni continuano a prosperare. Tuttavia, il futuro sembra promettente anche per gli Stati Uniti mentre procedono con la loro nuova strategia diplomatica, lavorando duramente per ripristinare le relazioni bilaterali. Indubbiamente, si assisterà a un nuovo sviluppo delle relazioni USA-Cina-Cambogia nei prossimi mesi – nella speranza che si riveli reciprocamente vantaggioso per tutte le parti.

A cura di Rizka Diandra 

Traduzione di Andrea Passannanti

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