Dietro la macchina da presa

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Sfide e opportunità per la cinematografia del Sud-Est asiatico

Manila in the Claws of Light è come un film neorealista italiano. Ma ambientato all’inferno.”

È questo il commento riguardo al più famoso film del regista e sceneggiatore filippino Lino Brocka. Già nel 1975, anno della sua uscita sul grande schermo, il lungometraggio aveva ricevuto il consenso della critica: quella dei FAMAS (Filipino Academy of Movie Arts and Sciences Awards), che gli aveva attributo il premio come miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura, miglior direttore della fotografia, miglior attore, e miglior attore non protagonista; ma anche di quella occidentale, che lo aveva inserito nella lista dei migliori film al mondo, vi aveva dedicato un articolo sul New York Times, e ne aveva proiettato una parte al Festival di Cannes nel 2013. Nella sua versione in Blu-Ray, il film è preceduto da un’introduzione di Martin Scorsese.

Se negli anni d’oro del grande cinema italiano era più raro sentir nominare attori e registi provenienti da Sud-Est, la ricezione di Brocka ed altri in Europa a partire dagli anni 2000 è il segno di un nuovo interesse verso la settima arte del continente asiatico. Il caso più eclatante è sicuramente Parasite, film del regista sudcoreano Bong Joon-ho che nel 2020 è stato il primo film al mondo a ricevere contemporaneamente l’Oscar come Miglior Film e come Miglior Film Internazionale. 

Rispetto a Corea o Giappone, ci sono ancora difficoltà per i Paesi ASEAN nel fare breccia nel mercato cinematografico occidentale. Tuttavia, nonostante gli ostacoli, negli ultimi anni alcuni di loro sono riusciti ad inserirsi nel circuito dei Festival internazionali del Cinema.

È il caso dell’Indonesia con il suo Gundala, un film di supereroi scaturito dalla vena creativa del regista Joko Anwar. Il protagonista principale è tratto da uno dei personaggi del fumettista indonesiano Harya “Hasmi” Suraminata, che per oltre 50 anni si è dedicato a creare vignette, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Stan Lee indonesiano”. Gundala è forse il supereroe più amato in Indonesia, e Anwar ha ben deciso di prenderlo come soggetto per il suo film. Distribuito nei cinema nel 2019, in solo una settimana ha portato nelle sale più di un milione di spettatori, e ha avuto la sua premiere al Toronto International Film Festival. Non è raro trovarlo nei numerosi Far East Asia festival italiani durante l’anno assieme a Impetigore, capolavoro horror sempre del medesimo regista. Nel 2020 è stato anche doppiato in francese e distribuito in Blu-Ray da Condor Films, una compagnia nota per distribuire film premiati a Cannes o al Sundance Film Festival.

Il genere documentaristico invece è ben rappresentato da Midi-Z, il direttore cinematografico naturalizzato taiwanese, ma originariamente nato in Myanmar. Il suo Ice Poison del 2014 è stato scelto da Taiwan per concorrere ai Foreign Language Academy Awards. Una scelta sensata, visti il suo esordio al Festival di Berlino, e la sua vittoria come “Best International Feature Movie” al festival di Edimburgo. Midi Z stesso è stato nominato “Regista Taiwanese dell’anno” ai 53esimi Golden Horse Awards di Taipei. Nonostante sia naturalizzato taiwanese, il tema di Myanmar è una costante delle sue opere più celebri, da Return to Burma (2014) a Road to Mandalay (2016).

Nonostante la poliedricità e la varietà di temi del cinema del Sud-Est asiatico, non molto riesce ancora ad arrivare nelle sale europee al di là dei Festival d’autore. Oltre all’ancora scarsa domanda del mercato, soprattutto la mancanza di fondi e di maggiore supporto governativo per il cinema creativo giocano un ruolo importante. L’Italia, in questo senso, è privilegiata: esistono spazi importanti per il cinema asiatico in molte città italiane, primo tra tutti il Festival del Cinema di Venezia. Anche la Rai offre da alcuni decenni una delle vetrine di cinefilia televisiva più importante a livello globale, dove trovare prodotti allettanti e curiosità di nicchia. Un ruolo di rilievo del nostro Paese, che se sfruttato nel modo giusto potrebbe portare ancora più persone ad avere un assaggio del ricco repertorio cinematografico dei Paesi ASEAN.

Articolo di Valentina Beomonte Zobel

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