I vantaggi economici della RCEP per il Sud-Est asiatico

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La RCEP è l’accordo di libero scambio più grande al mondo. Quali saranno i vantaggi economici per il Sud-Est asiatico?

Un report pubblicato di recente dalla Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) sostiene che l’implementazione della Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) potrebbe essere dannosa per molti Stati partecipanti. Infatti, il report afferma che, in seguito alla ratifica della RCEP, la bilancia commerciale dei Paesi ASEAN potrebbe risentirne poiché le loro importazioni di merci verso altri Paesi partecipanti all’accordo saranno maggiori rispetto alle esportazioni. Ciò vale in particolare per la Cina, che grazie alla sua efficiente capacità di esportazione, potrebbe beneficiare più di tutti dalla deviazione del traffico commerciale.
Secondo Deborah Elms, Direttrice Esecutiva dell’Asian Trade Centre di Singapore, è molto probabile che le conclusioni tratte da questo report siano sbagliate. Partecipando al più grande accordo di libero scambio (ALS) del mondo, l’ASEAN conoscerà infatti un nuovo impulso economico. 

Spesso, un modello inadeguato si traduce in giudizi negativi sull’impatto degli accordi commerciali. Elms osserva che è molto complicato ottenere stime valide relative all’impatto di qualsiasi accordo commerciale. L’elemento più semplice da valutare in un ALS è la riduzione delle aliquote tariffarie. Tutti gli ALS mirano infatti ad abbassare le aliquote tariffarie alla frontiera in modo da fornire vantaggi agli Stati membri e ridurre i costi. Una riduzione delle tariffe dovrebbe stimolare maggiori flussi commerciali. Tuttavia, non tutti i beni risultano idonei ai tagli tariffari, che devono essere elaborati in modo da soddisfare i criteri di ogni accordo commerciale e includere un sufficiente contenuto proveniente dai Paesi partecipanti. Anche se un prodotto è idoneo, le aziende devono richiedere aliquote tariffarie inferiori poiché le preferenze dell’ALS non vengono concesse automaticamente. Di conseguenza, nessun ALS ha mai raggiunto la completa liberalizzazione tariffaria, in cui sono concesse tariffe gratuite o scontate a tutte le merci che entrano nel Paese.

I modelli economici sono normalmente basati anche sui profili commerciali esistenti. Quindi, per analizzare l’impatto economico della riduzione e dell’eliminazione delle tariffe, un modello parte dalle informazioni commerciali esistenti. Tuttavia, un punto chiave di un ALS è fornire nuove opportunità per il commercio e migliorare gli accordi o i contesti commerciali vigenti. Pertanto, i nuovi flussi commerciali generati dalla RCEP non si vedranno nei modelli economici degli ALS esistenti, come riportato nel report dell’UNCTAD, poiché sono novità che incideranno solo in seguito.

Determinare l’impatto economico della RCEP, come di qualsiasi ALS, continua Elms, dipende anche da altre condizioni esistenti. I governi asiatici, compresi i membri dell’ASEAN, hanno partecipato con entusiasmo agli accordi di libero scambio. La stessa RCEP è stata costruita sulla base di cinque accordi commerciali ASEAN+1 preesistenti. La regione aderisce infatti a numerosi accordi di diverso tipo, dagli impegni bilaterali ai grandi accordi regionali. I vantaggi della RCEP, anche limitandosi alla sola valutazione delle riduzioni tariffarie, dipendono quindi dal confronto della RCEP con gli altri accordi commerciali vigenti. Le aziende potrebbero già beneficiare di un’esenzione dei dazi per i loro prodotti nell’ambito di altri ALS, come quello tra ASEAN e Cina. I modelli economici che guardano alla RCEP isolandola dagli altri processi, come ha fatto lo studio UNCTAD, faticano quindi a cogliere questo livello di complessità.

Inoltre, tutti gli accordi di libero scambio includono impegni graduali. I tagli tariffari non vengono concessi immediatamente a tutte le categorie di prodotti, ma adattati nel tempo. Elms sottolinea che il confronto tra i vantaggi dell’ALS e gli impegni della RCEP richiedono un’attenta valutazione delle tempistiche. Il primo giorno in cui entrerà in vigore, la RCEP potrebbe non essere paragonabile ai vantaggi degli ALS già esistenti, ma dopo che le tariffe saranno pienamente applicate le differenze potrebbero essere notevoli. 

Inoltre, la RCEP, come anche altri ALS globali, include molto più di semplici riduzioni tariffarie. I cambiamenti nelle procedure doganali potranno avere un impatto ancora più forte sulle aziende, in quanto il costo dei ritardi alla frontiera può essere piuttosto elevato e incidere sui rendimenti molto più della modifica di un’aliquota tariffaria. L’impegno a trasferire online la documentazione commerciale o a sdoganare il carico entro sei ore potrebbe rivelarsi il punto più importante della RCEP per molte aziende. I servizi e, soprattutto, gli impegni di investimento inclusi nella RCEP sono considerevoli, ma difficili da mostrare tramite modelli economici.

Secondo Elms la contrazione delle tariffe sui beni, a vantaggio della Cina, è spesso sopravvalutata, mentre la riduzione delle barriere che incidono sui servizi, a favore dell’ASEAN, viene liquidata troppo velocemente. Escludere l’analisi di tali aspetti dell’accordo non consente di ottenere una visione completa dei vantaggi complessivi forniti dalla RCEP. Sembra chiaro, conclude Elms, che la RCEP offrirà significativi benefici economici agli Stati membri, che saranno ancor più apprezzati dalle aziende.

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