La 76esima UNGA: ASEAN e l’Agenda 2030

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Articolo a cura di Clara Lomonaco

Nelle scorse settimane si è svolto l’attesissimo appuntamento annuale con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un’opportunità per fare il punto sulle politiche di contrasto al cambiamento climatico adottate dai dieci Paesi del blocco del Sud-Est asiatico. Ecco una panoramica.

Nelle scorse settimane, il Palazzo di Vetro ha ospitato l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: l’attesissimo appuntamento annuale in cui tutti gli Stati Membri si riuniscono per rafforzare la continua rilevanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e costruire uno slancio prima dei principali vertici e delle riunioni intergovernative, quali la COP26 sul cambiamento climatico, il G20 e il COP15 sulla biodiversità.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha identificato cinque aree in cui è necessaria un’azione urgente per mantenere la promessa degli SDGs (Sustainable Development Goals): (1) la mobilitazione di piani di vaccinazione globale, (2) l’attuazione di un recupero sostenibile ed equo per tutti attraverso investimenti coraggiosi nello sviluppo umano, (3) la parità di diritti per le donne e le ragazze attraverso investimenti e rappresentanza, (4) la fine della guerra al pianeta e l’affermazione di emissioni zero entro il 2050, e (5) la cooperazione multilaterale per mettere le persone al primo posto nei bilanci e nei piani di recupero. 

Anche quest’anno uno dei temi caldi del dibattito internazionale è stata la pandemia da Covid-19. Ogni Stato si è espresso sulla propria situazione interna promuovendo il concetto del “Leaving No One Behind”: una frase che è ormai diventata il motto dell’intera comunità internazionale, il cui significato rimanda alla forte volontà di uscire dalla situazione di crisi come un gruppo unito e forte. I capi di Governo e i Ministri presenti hanno ancora una volta rinnovato la loro promessa e il loro impegno nella battaglia contro il Covid-19 e nella promozione delle campagne vaccinali.

Tuttavia, il virus non è stato il solo ed unico protagonista del General Debate. Il cambiamento climatico è un’altra sfida imminente che continua a catalizzare l’attenzione mondiale e che richiede azioni globali urgenti e concrete a tutti i livelli. In questo contesto, i paesi ASEAN si sono espressi per affermare l’impegno ad aumentare il proprio coinvolgimento nel processo di adattamento e mitigazione dell’Accordo di Parigi, in linea con il principio delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

La comunità mondiale guarda all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per dare risposte alle principali preoccupazioni globali.  Diverse sono state le idee e le opinioni sul tema della sostenibilità ambientale. Ma quali sono state le proposte avanzate dai paesi ASEAN in merito, e a che punto sono nel processo di implementazione dell’Agenda 2030?

Sin dall’inizio, il percorso verso il raggiungimento dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile non è stato facile. Vi sono stati dei progressi costanti nel tempo ma il COVID-19 ha annullato molte vittorie duramente conquistate. La pandemia ha amplificato le disuguaglianze e le incertezze preesistenti; ha ampliato il divario tra “chi ha e chi non ha”; e diversi gradi di carenze nella governance e nella sicurezza sociale hanno spinto le popolazioni più vulnerabili di nuovo nella povertà. 

Inutile dire che siamo più lontani dal raggiungere l’Agenda 2030 ora di quanto lo fossimo prima.

L’impegno dell’Indonesia verso la resilienza climatica, lo sviluppo a basse emissioni di carbonio e la green technology è fermo e chiaro. Nel 2020, l’Indonesia ha ridotto gli incendi boschivi dell’82% rispetto all’anno precedente e i tassi di deforestazione sono diminuiti significativamente, raggiungendo la più basa percentuale degli ultimi 20 anni. Tuttavia, il processo di trasformazione energetica e tecnologica deve assicurare il principio (precedentemente citato) del “Leaving No One Behind”, facilitando la partecipazione dei paesi in via di sviluppo nella crescita delle industrie e nella produzione di tecnologia. Nel 2022, l’Indonesia assumerà la presidenza del G20, con il tema “Recuperare insieme, recuperare più forte“, impegnandosi affinché si lavori a beneficio di tutti, dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo, da nord a sud, dagli arcipelaghi ai piccoli stati insulari del Pacifico.

La Repubblica Democratica Popolare del Laos ha evidenziato l’importanza di affrontare il cambiamento climatico integrando l’impegno dell’Accordo di Parigi. Dal 2000 al 2020, le emissioni di gas serra del Laos sono state ridotte del 34%. Presentando il Nationally Determined Contribution (NDC) sul Cambiamento Climatico alla comunità delle Nazioni Unite in questa stessa occasione, il governo del Laos ha rinnovato il suo impegno a ridurre il 60% delle emissioni di gas serra entro il 2030. 

Per la Malesia, l’integrazione della sostenibilità è la chiave per assicurare una transizione fluida verso un ecosistema socio-economico più verde. Il governo malese ha stabilito piani ambiziosi per facilitare la transizione verso un futuro più sostenibile e a basse emissioni di carbonio. Nuove politiche incentrate sull’economia circolare sono state introdotte per mantenere la promessa di rendere la Malesia una nazione a basse emissioni di carbonio entro il 2050.

Le Filippine hanno presentato il primo Nationally Determined Contribution, promettendo di raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 75% entro il 2030. Il governo filippino ha voluto appellarsi ad un’azione urgente per il clima, specialmente da parte di coloro che possono davvero far pendere l’ago della bilancia.  I paesi sviluppati devono rispettare il loro impegno di lunga data per il finanziamento del clima, il trasferimento di tecnologia e l’investimento in capacity building nei confronti dei paesi in via di sviluppo. Questo è un obbligo morale che non può essere evitato. La transizione del nostro mondo verso un’economia verde non deve avvenire a spese della vitalità economica dei paesi in via di sviluppo. 

Per le piccole nazioni insulari come Singapore, il cambiamento climatico rimane un pericolo chiaro e presente e i recenti eventi meteorologici estremi ci ricordano che non abbiamo tempo da perdere. Singapore è sempre stata una forte sostenitrice dell’Accordo di Parigi e quest’anno ha presentato il “Singapore Green Plan 2030”: un piano d’azione ben strutturato che delinea un approccio nazionale allo sviluppo sostenibile, tracciando obiettivi ambiziosi e concreti per i prossimi 10 anni in nuove aree come la green finance e la clean energy. 

Singapore ha inoltre sottolineato il bisogno di un’urgente azione multilaterale sugli oceani. Gli oceani sostengono il nostro ecosistema globale; sono un deposito di biodiversità e un cuscinetto per il cambiamento climatico. Sono un’arteria critica per il commercio e una fonte di lavoro e di sostentamento per miliardi di persone. Singapore è un grande sostenitore della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare: l’UNCLOS, un documento che costituisce la base della governance degli oceani, stabilisce le regole per i diritti marittimi e fornisce il quadro generale per la risoluzione pacifica delle controversie marittime. Il 40° anniversario dell’adozione dell’UNCLOS l’anno prossimo è un’opportunità per riaffermare il nostro impegno verso questo strumento giuridico vitale per la governance degli oceani, e fare di più per assicurare la sua effettiva attuazione.

La Thailandia sta preparando il Piano energetico nazionale con l’obiettivo di raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2065-2070. Allo stesso tempo, il governo ha fissato l’obiettivo di aumentare la proporzione di energia rinnovabile ad almeno il 50% della quantità totale di elettricità generata. Il discorso della delegazione thailandese ha esortato i paesi sviluppati e invitato l’intera comunità globale a intraprendere azioni collettive e garantire risultati costruttivi e concreti per la prossima COP26.

Il Vietnam guarda con speranza alla COP-26, un momento di raccolta internazionale in cui ogni Stato membro è in dovere di rinnovare il proprio sforzo e impegno a ridurre le emissioni di gas serra. Anche il governo vietnamita ha voluto porre l’accento sulla necessità di un maggiore finanziamento nei paesi in via di sviluppo, i quali necessitano di una più accurata assistenza nel trasferimento di tecnologia e nel processo di capacity building in modo da favorire la transizione verso un’economia verde e circolare. Solo attraverso la collaborazione e la cooperazione tra nord e sud del mondo, si potranno raggiungere tutti e 17 gli obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030.

Che si tratti dell’innalzamento del livello del mare o dello scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya, di uragani, tempeste, inondazioni o incendi, il cambiamento climatico è diventato una minaccia esistenziale per l’umanità. Abbiamo bisogno di una risposta collettiva globalmente sostenuta e ambiziosa per affrontare il cambiamento climatico.

È ormai chiaro a tutta la comunità internazionale che abbiamo bisogno di convogliare l’attenzione mondiale nel raggiungimento di un impegno duraturo per l’Agenda 2030 che metta il cambiamento climatico al centro degli sforzi internazionali. Il mondo non può permettersi che la COP26 sia inconcludente. È necessario adattare gli SDGs alla nuova realtà del mondo post pandemia. Per farlo, è necessaria una maggiore e più forte solidarietà e cooperazione tra tutti i tipi di entità. Portare avanti la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) in tutti i settori è uno strumento chiave per rispondere alle sfide che il mondo sta affrontando, e per affrontare le disuguaglianze esacerbate dalla pandemia COVID-19. 

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