La Germania spinge l’UE verso il Sud-Est asiatico

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Con un nuovo documento ufficiale, la Germania presenta la sua strategia per l’Asia: meno dipendenza dalla Cina e focus sui Paesi della regione indo-pacifica

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha le idee chiare: l’Europa deve ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi e rafforzare i legami con i Paesi dell’Indo-Pacifico per rilanciare il libero scambio e il multilateralismo a livello globale. Sulla scia della Francia, il governo tedesco ha adottato una serie di linee guida per la politica estera che mettono in primo piano le relazioni con i Paesi della regione indo-pacifica. 

Non è una novità. Anche l’amministrazione di Donald Trump negli Stati Uniti sta portando avanti simili manovre di politica estera per fronteggiare le ambizioni cinesi nello scontro politico ed economico in corso. Tuttavia, se il focus dell’America di Trump è su sicurezza e unilateralismo con un approccio economico quasi mercantilista, la Germania della Merkel punta invece a rilanciare il multilateralismo e il libero scambio, invocando un dialogo europeo con l’ASEAN o Paesi come Giappone, Corea del Sud e Australia.

E’ importante sottolineare infatti che la Germania punta a trasmettere questa visione a livello europeo. Nel programma del trio di Presidenze del Consiglio dell’Unione Europea composto da Germania, Portogallo e Slovenia, che guiderà l’UE fino alla fine del 2021, emerge in maniera evidente la volontà di orientare la politica estera dell’Unione verso il continente asiatico, con particolare riguardo per la regione ASEAN. Il nuovo approccio avrebbe quindi il duplice obiettivo di ridurre la dipendenza del mercato europeo dalla Cina e rilanciare il commercio internazionale multilaterale, pilastro dell’Unione Europea. Alla luce dello scontro tra Washington e Pechino e dell’evolversi del nuovo contesto globale caratterizzato dalla pandemia, i leader europei sono sempre più convinti della necessità di diversificare le proprie partnership e approfondire i rapporti con i Paesi dell’Indo-Pacifico. La regione ospita infatti più della metà della popolazione globale e contribuisce a circa il 40% dell’economia globale, rappresentando un polo di attrazione giovane e dinamico per gli investitori di tutto il mondo. Usando le parole della cancelliera stessa, riferite all’Europa: “La nostra prosperità e la nostra influenza geopolitica degli anni a venire dipenderanno da come collaboreremo con l’Indo-Pacifico”.  

L’idea del governo tedesco, sempre più popolare tra i governi e le istituzioni europee, è che risulterà fondamentale disegnare una politica estera comune e coerente, focalizzata sulla centralità del multilateralismo e del libero scambio, in contrapposizione all’unilateralismo degli Stati Uniti di Trump o alle ambizioni egemoniche della Cina. E per fare ciò sarà necessario investire nei rapporti con organizzazioni internazionali come l’ASEAN o con Paesi asiatici orientati al libero scambio come Giappone, Corea del Sud o Indonesia.

Una maggiore apertura alla regione dell’Indo-Pacifico potrebbe quindi contribuire a rilanciare le potenzialità dell’Unione Europea. Il governo tedesco proverà a stimolare i partner europei a porre maggiore enfasi sulla dimensione geopolitica dell’Unione, conferendo un ruolo di prim’ordine alla regione dell’Indo-Pacifico e all’ASEAN in particolare. Nel nuovo e complesso scenario internazionale sembra dunque che i Paesi dell’Asia orientale assumeranno un peso sempre maggiore. 

A cura di Tullio Ambrosone e Hania Hashim

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