Lo stato degli accordi commerciali tra UE e ASEAN

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L’UE ha tentato di negoziare un trattato di libero scambio con l’ASEAN, ma il fallimento di questa strategia ha portato a preferire accordi con i singoli Stati. 

UE ed ASEAN avevano avviato i negoziati per un accordo di libero scambio già nel 2007, ma si bloccarono nel 2009. Da quel momento l’UE ha preferito portare avanti trattative coi singoli Stati membri e ad oggi è riuscita a siglare accordi con Singapore (2019) e Vietnam (2020). Sebbene siano aperte le trattative con Indonesia, Malesia, Thailandia e Filippine, l’obiettivo finale dell’UE è utilizzare questi singoli accordi come basi di lancio per arrivare un giorno ad un accordo region-to-region con l’ASEAN. 

Nel complesso, l’ASEAN è una delle più grandi economie del mondo, un mercato di oltre 660 milioni di consumatori, con una classe media in rapida espansione, che offre grandi opportunità agli esportatori e agli investitori dell’UE. L’ASEAN è il terzo partner commerciale dell’UE dopo USA e Cina, mentre l’UE è il terzo partner commerciale dell’ASEAN, dopo Cina e USA. La regione è anche un hub chiave per il transito di merci ed occupa una posizione importante nelle reti produttive. Ad oggi l’ASEAN ha firmato accordi di libero scambio con Cina, Hong Kong, Giappone, Corea, India, Australia e Nuova Zelanda. Inoltre, gli Stati ASEAN sono tra i 15 Paesi che hanno concluso i negoziati del RCEP e quattro di loro (Brunei, Malesia, Singapore e Vietnam), sono anche membri del CPTTP.

Con l’Indonesia il dialogo è iniziato nel 2016 ed è tutt’ora in corso. Le tematiche trattate sono varie e alcune sono in via di chiusura (questioni sanitarie, antitrust e fusioni), mentre altre sono in sospeso (disposizioni istituzionali relative alle dogane) o in corso di discussione (norme di origine sui prodotti, liberalizzazione degli scambi delle merci, imprese statali e sussidi, investimenti e servizi). Rimane dirimente il tema dell’olio di palma, poiché l’Indonesia ne è il primo produttore al mondo e ritiene che le misure dell’UE sulle energie rinnovabili discriminino i biocarburanti a base di questo olio. Su questo tema è aperto un contenzioso con l’UE in sede OMC. In generale, si ritiene che un accordo produrrebbe entro il 2032 un aumento del PIL dell’UE compreso tra 2-3 miliardi di euro e per l’Indonesia tra 4-5, mentre l’aumento delle esportazioni sarebbe nella scala di 5-6 miliardi per l’UE e 5 per l’Indonesia.

I negoziati con la Malesia sono stati avviati nel 2010, ma sospesi nel 2012 a causa dei preparativi per le elezioni malesi nel 2013, la partecipazione ai colloqui sul TPP e l’incapacità di entrambe le parti di concordare sui termini dell’accordo. Il rilancio dei negoziati è subordinato alla portata dell’accordo, poiché l’UE si aspetta che la Malesia punti ad un accorso ambizioso simile a quelli con Singapore e Vietnam. Ad oggi i negoziati sono fermi poiché la Malesia non hanno ancora preso posizione sulla loro continuazione e a pesare sulla riapertura vi è la politica dell’UE sull’olio di palma (di cui la Malesia è secondo produttore mondiale), tanto che il Paese sosterrà l’Indonesia nel contenzioso contro l’UE in sede OMC.

Invece, problemi di natura politica bloccano i negoziati con Thailandia e Filippine. I negoziati con la Thailandia, avviati nel 2013, si sono bloccati dopo il golpe militare nel 2014. Il ritorno alla democrazia e il rispetto dei diritti umani sono i prerequisiti per l’UE per riprendere i negoziati. Successivamente alle elezioni del 2019, si sono fatti passi verso il rilancio dei colloqui, ma, prima ancora di riprendere le negoziazioni, le parti dovranno trovare un accoro in merito al campo di applicazione del FTA e pertanto sono in corso discussioni a tal fine. I negoziati con le Filippine sono stati avviati nel 2015, e dopo una serie di round sono stati bloccati sempre a causa della situazione dei diritti umani e della democrazia. Solo recentemente le parti hanno ripreso i rapporti e discusso la prospettiva di proseguire i negoziati per un accordo.

Per il futuro l’UE si augura di poter riaprire negoziati bi-regionali e nel 2019 a conclusione della 22a riunione ministeriale UE-ASEAN, i due attori sovranazionali hanno ribadito il reciproco impegno per un accordo commerciale regionale. Sebbene vi sia stata poca convergenza tra le due parti, come anche all’interno dei singoli Paesi ASEAN stessi, per quanto riguarda il campo di applicazione dell’accordo, non di meno vista l’importanza della regione, l’impegno per addivenire ad un accordo continuerà.

A cura di Niccolò Camponi

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