Porte aperte a nuove quotazioni in Thailandia (e in ASEAN)

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Il mercato delle IPO (offerta pubblica iniziale) è straordinariamente vitale in tutto il mondo, l’ASEAN non fa eccezione. La borsa thailandese è quella che sta attirando più capitali e non intende fermarsi.

Se l’economia globale reale deve ancora riprendersi completamente dal COVID, i mercati finanziari stanno conoscendo un periodo di euforica espansione. In particolare, il mercato delle IPO è on fire e gli investitori di ogni tipo e dimensione sono, negli ultimi tempi, più propensi a comprare i titoli delle aziende che decidono di quotarsi in borsa. Questa congiuntura potrebbe essere stata catalizzata anche dal COVID: le banche centrali hanno iniettato nel mercato una mole immensa di liquidità per incoraggiare la ripartenza economica e la “nuova normalità” ha incoraggiato la nascita e crescita di imprese innovative, affamate di capitali per finanziare la propria espansione. Anche le borse ASEAN stanno seguendo un trend positivo per numero di IPO e volume degli investimenti attirati. Lo Stock Exchange of Thailand (SET) è il mercato azionario che è cresciuto di più nella regione e sembra intenzionato ad accelerare ulteriormente la propria corsa. 

Occorre fare alcune premesse. La IPO è il processo con cui una società privata goes public: offrendo le proprie azioni al pubblico su un mercato azionario, la società raccoglie capitale per sostenere la propria crescita e i suoi investitori privati possono realizzare enormi profitti. L’impresa può anche cercare il proprio capitale attraverso il private equity, rimanendo privata e senza dover affrontare gli adempimenti (e i rischi) connessi alla IPO, o semplicemente rimandandoli. Negli ultimi anni, le imprese emergenti hanno tendenzialmente preferito il private equity al public. Quando l’azienda decide di procedere con la IPO, tale momento deve essere preparato con attenzione. Non solo occorre soddisfare tutti i requisiti fissati dalla borsa dove avverrà l’offerta e dal regolatore competente; l’impresa deve anche cogliere l’attimo, entrare nel mercato in un momento favorevole, quando è più facile attirare l’attenzione degli investitori e spiccare su altre IPO concomitanti. Per tali ragioni le società che intendono quotarsi in borsa preparano meticolosamente la IPO, avvalendosi dell’ausilio delle banche di investimento. L’intero processo implica anche una duplice scelta. La scelta dell’impresa, che deve individuare il mercato azionario più favorevole dove presentare l’offerta e quotare il titolo, e quella degli investitori, che devono decidere verso quale borsa rivolgere la propria attenzione. La governance dei vari mercati finanziari, di conseguenza, può cercare di incoraggiare le imprese a quotarsi nel proprio mercato e dotarsi delle infrastrutture per facilitare gli investitori.

In tale prospettiva deve leggersi la crescita della SET. La borsa thailandese è la seconda piazza affari dell’ASEAN per capitalizzazione, dopo Singapore, ma è anche quella che a maggio scorso ha registrato il numero più alto di scambi medi giornalieri e che nel 2020 ha attirato più capitale con le IPO. In un’intervista rilasciata a Nikkei Asia a inizio luglio, il presidente della SET Pakorn Peetathawatchai ha delineato la sua strategia e gli obiettivi per gli anni avvenire. La borsa thailandese ha reso più accessibili i requisiti per la quotazione in certi settori, così da incoraggiare aziende, anche estere, particolarmente attrattive e PMI to go public. Inoltre, ha lavorato insieme al Governo di Bangkok per predisporre un corposo pacchetto di incentivi fiscali. La SET intende in questo modo attirare, ogni anno, tra le 30 e le 50 IPO e quasi 8 miliardi di dollari, contendendo a Singapore lo scettro di principale mercato finanziario ASEAN. Guardando ai risultati dei primi mesi del 2021, le ambizioni della SET sembrano a portata di mano.

La borsa thailandese sembra essere così attrattiva per la varietà dei soggetti che la animano. Da un lato, nel listino della SET figurano aziende appartenenti un po’ a tutti i settori dell’economia; aziende che attirano, dall’altro lato, un mix bilanciato di investitori. Quasi il 50% degli investitori sono thailandesi e retail. La SET intende facilitare le operazioni proprio di questa categoria ricorrendo a strumenti fintech: entro la fine del 2021, lancerà una piattaforma online per lo scambio dei titoli attraverso token digitali. Tale iniziativa deve leggersi nel processo più generale di “democratizzazione” del mercato globale degli investimenti, reso possibile proprio dalle nuove piattaforme fintech. Altre borse della regione, come quelle di Singapore e dell’Indonesia, hanno adottato una strategia differente, seguendo un modello che ha avuto successo negli USA: favorire le SPAC (special purpose acquisition companies), società che attirano i fondi di più investitori, solitamente grazie alla sponsorizzazione di un imprenditore noto e influente, con lo scopo di fondersi con una (o più) società al momento della IPO. Le SPAC richiedono particolari condizioni per avere successo, ma possono permettere alle aziende di quotarsi in borsa più velocemente. La SET guarda con una certa cautela a questa pratica, come anche le borse europee. Cautela che andrebbe applicata a tutto il mercato delle IPO, secondo molti osservatori: l’enorme fortuna delle IPO negli ultimi anni potrebbe non durare e i grandi successi di certe quotazioni si alternano a sorprendenti e imprevisti tonfi (come quello di Deliveroo al momento della sua IPO sulla borsa di Londra). Gli investitori si stanno facendo molto più cauti e selettivi nelle loro scelte e questo potrebbe frenare, ma anche stabilizzare, la corsa delle società verso la quotazione. 

Anche gli altri mercati finanziari ASEAN stanno raccogliendo eccellenti risultati con le loro IPO e cercano in vario modo di rendersi ancora più attrattivi. Singapore si conferma particolarmente invitante per la quotazione delle società estere e anche delle start up del tech, riuscendo infatti a portare a casa alcune importanti unicorn del settore. La borsa indonesiana ha visto un numero di IPO anche maggiore di quella thailandese, pur con un valore di capitale attratto minore, cogliendo i frutti della Omnibus Law e della privatizzazione di alcune ex imprese di stato. Anche il Vietnam sta recuperando terreno, grazie a un maggiore coordinamento tra le borse di Hanoi e di Ho Chi Minh e al traino della sua economia, tra le meno colpite dal COVID nella regione. Proprio il COVID rappresenta forse la principale ombra sulla crescita futura dei mercati finanziari ASEAN: la crisi sanitaria non sembra ancora sotto controllo in certi Paesi e alcuni settori non si sono ancora ripresi del tutto – in primis il turismo, comparto fondamentale proprio per la Thailandia.

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