Stati Uniti e ASEAN, un rapporto dinamico

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Nel nuovo e complesso scenario geopolitico, sia gli USA che l’ASEAN hanno interesse a riscoprire l’importanza strategica reciproca. 

Il rapporto tra gli Stati Uniti e i Paesi del Sud-Est asiatico è stato senza dubbio alla base della creazione e dello sviluppo dell’ASEAN a partire dalla fine degli anni ‘60. Sebbene l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico sia nata nel 1967 dal sincero afflato comunitario dei suoi cinque membri fondatori e dal comune tentativo di fermare l’avanzata del comunismo sovietico nell’Asia sudorientale, è difficile negare che il contributo degli Stati Uniti sia stato fondamentale per lo sviluppo dell’ASEAN. Il comune sentire anti-sovietico ha fatto dell’ASEAN un prezioso alleato americano negli anni ’70 e ’80: non è un caso che, nel maggio 1986, l’allora Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan definì “il sostegno e la cooperazione con l’ASEAN il cardine della politica americana nel Pacifico”. Tuttavia, la fine della Guerra Fredda ha rappresentato anche la fine dell’idillio tra gli Stati Uniti e l’ASEAN. Benché formalmente le relazioni tra le parti non siano mai cessate, il collasso dell’URSS ha segnato la fine dell’espansionismo del comunismo sovietico e, con essa, il passaggio in secondo piano dell’Asia tra le priorità strategiche americane. Ben presto però, già a partire dai primi anni 2000, la comparsa del terrorismo internazionale e, più marcatamente, il riaffacciarsi della Cina sulla scena politica mondiale hanno imposto agli USA di rivalutare l’importanza strategica dell’Asia-Pacifico e dunque dell’ASEAN. L’avvento dell’amministrazione Obama ha poi sancito il coronamento di questo cambio di passo nella politica americana. In discontinuità con i suoi ultimi predecessori infatti, Obama ha riconosciuto immediatamente la centralità dell’Asia-Pacifico per le future sorti del pianeta e ha dichiarato, senza mezzi termini, che l’ASEAN plasmerà il 21esimo secolo.   

La ritrovata rilevanza del Sud-Est asiatico agli occhi statunitensi non è però soltanto geopolitica. L’ASEAN infatti, rappresenta il quarto partner commerciale degli USA, per un interscambio totale di beni e servizi di oltre 330 miliardi di dollari nel solo 2018. L’ASEAN vanta un surplus commerciale con gli Stati Uniti di oltre 85 miliardi di dollari l’anno ed è stata e rimane una destinazione privilegiata per gli investimenti esteri statunitensi, per un ammontare complessivo ad oggi di oltre 271 miliardi di dollari. Il crescente peso economico dell’ASEAN, abbinato al suo immenso potenziale nel bilanciare le mire cinesi nella regione, la rendono un alleato naturale degli USA nell’Asia-Pacifico. Allo stesso modo, gli Stati Uniti rappresentano per l’ASEAN un prezioso partner sul piano commerciale e un utile alleato sul piano geopolitico. In virtù dello status americano di terzo partner commerciale dell’ASEAN e dell’essenziale ruolo della potenza americana nel mantenimento di un equilibrio di potere stabile nella regione del Pacifico, entrambi elementi vitali per la prosperità dell’Associazione nel lungo termine, anche i Paesi del Sud-Est asiatico hanno interesse a mantenere una cooperazione forte e duratura con gli USA, sia sul fronte economico che su quello delle relazioni internazionali. Tuttavia, il recente avvento di Donald Trump alla Casa Bianca ha contribuito a modificare ulteriormente lo scenario. Lo scetticismo dell’attuale Presidente americano verso le soluzioni multilaterali, che l’ha portato a disertare per ben due volte i summit USA-ASEAN, ha fatto storcere il naso a molti nel Sud-Est asiatico. Nonostante l’innato bilateralismo che guida l’agenda politica di Trump, però, l’apparato diplomatico-militare americano conosce bene l’importanza strategica dell’ASEAN per gli Stati Uniti. Queste due anime determinano una certa ambivalenza della politica americana nel Sud-Est asiatico che si è manifestata più volte, anche all’interno della stessa amministrazione Trump. Il Segretario di Stato Mike Pompeo, non soltanto ha reiterato il proprio pieno sostegno alle istituzioni regionali dell’ASEAN, ma, in occasione di una videoconferenza congiunta svoltasi il 22 Aprile scorso tra i rappresentanti delle due potenze per discutere gli effetti della crisi Covid-19, ha lanciato la “US-ASEAN Health Futures initiative”, un piano da 35 milioni di dollari pensato per sostenere i Paesi ASEAN nella lotta al coronavirus e che va ad aggiungersi agli oltre 3,5 miliardi di dollari che gli USA hanno già investito nel Sud-Est asiatico negli ultimi 20 anni in campo sanitario. 

Con la fine della Guerra Fredda e del mondo bipolare ad essa associato, le relazioni tra Stati Uniti e ASEAN hanno vissuto più di tre decenni di alti e bassi. La complessità, e talvolta l’ambiguità, della strategia americana nel Pacifico ha determinato un rapporto dinamico e in continua evoluzione. Tuttavia, se desiderano mantenere salda la propria presenza nel Pacifico, sia l’ASEAN che gli Stati Uniti devono necessariamente riscoprire la reciproca centralità economica e geopolitica, collaborando per costruire un sistema regionale e internazionale più equilibrato. 

Articolo a cura di Andrea Dugo

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