Vietnam

Il Vietnam è la nuova locomotiva asiatica

Nonostante il Covid-19, l’economia del Vietnam non arresta la sua corsa e registra la migliore crescita economica del 2020

Il Vietnam si conferma l’economia asiatica con le migliori prestazioni del 2020, nonché una delle poche ad aver risentito marginalmente della crisi economica che ha colpito tutto il mondo. Grazie all’efficace contrasto alla pandemia di Covid-19, il Paese asiatico è stato uno dei pochissimi Stati al mondo a non registrare alcuna contrazione nella crescita del PIL nell’anno appena passato, assicurandosi così, nel 2021, una posizione di vantaggio rispetto agli altri competitor regionali.

Se, infatti, l’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio le economie di gran parte del mondo, il Vietnam è riuscito a contenere con successo la diffusione dei contagi, vantando un totale di poco più di 1.800 casi e appena 35 decessi fino ad oggi. Cifre decisamente inferiori a quelle a cui siamo abituati, considerando soprattutto che il Vietnam ha una popolazione di quasi 98 milioni di persone. Basandosi anche sulle precedenti esperienze epidemiologiche, come la SARS del 2003, il governo vietnamita è stato capace di implementare rapidamente un minuzioso piano di emergenza, settimane prima che le altre nazioni prendessero in considerazione l’idea di correre ai ripari. Le frontiere con la Cina sono state rapidamente chiuse e, in aggiunta alle restrizioni sui transiti internazionali, il governo ha disposto uno stringente monitoraggio dei contagi, avviando una scrupolosa opera di tracciamento della diffusione del virus. Tutti sforzi ampiamente ripagati, che hanno consentito al Paese di registrare una crescita economica del +2,9% nel 2020, superiore persino al tasso di crescita cinese attestato attorno al +1,9%. La tempestiva risposta alla pandemia ha inoltre contribuito ad attirare una cospicua fetta di investimenti diretti esteri e ad aumentare l’import-export. 

In quest’ultimo ambito, l’espansione dell’economia vietnamita è in gran parte trainata dai numerosi trattati commerciali conclusi nel 2020. Il primo è l’accordo di libero scambio siglato con l’Unione Europea, entrato in vigore nel giugno dell’anno scorso, a cui ha fatto seguito il Regional Comprehensive Economic Partnership, che ha dato vita al blocco commerciale più grande del mondo riunendo 15 economie asiatiche e oltre due miliardi di persone. In virtù della Brexit, inoltre, il Vietnam ha firmato un nuovo accordo di libero scambio con il Regno Unito, in sostituzione di quello sottoscritto con l’UE. Infine, il Paese ha siglato degli accordi bilaterali con il Giappone e la Corea del Sud e ha aderito insieme ad altre undici nazioni del Pacifico al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership.

Anche il settore dei servizi, che ha risentito maggiormente della pandemia, è riuscito a riprendersi nell’ultimo trimestre del 2020 e, nonostante si preveda una naturale contrazione del turismo per il 2021, gli analisti hanno calcolato un calo del PIL solo dell’1,5% inferiore a quello potenziale se non si fosse verificata l’emergenza sanitaria. 

Malgrado le circostanze sfavorevoli, dunque, per il Vietnam sembra profilarsi un futuro piuttosto roseo. La società di consulenza britannica Center for Economics and Business Research ha infatti stimato una crescita esponenziale per lo Stato asiatico, che porterebbe il Vietnam a diventare la 19esima economia mondiale entro il 2035. Con un aumento potenziale del Pil del 7,7% nei prossimi 10 anni e del 6,6% negli anni seguenti, il Vietnam dovrebbe riuscire a superare agilmente altre potenze regionali.

Gli obiettivi di crescita sono stati rimarcati durante il 13° Congresso del Partito Comunista, conclusosi domenica 31 gennaio con la rielezione per il terzo mandato consecutivo di Nguyen Phu Trong a Segretario Generale del Partito.  Il Congresso ha definito la traiettoria economico-politica del Vietnam per i prossimi cinque anni, spingendo sulla riqualificazione del Paese in termini di sviluppo scientifico e tecnologico.

Comprensibilmente, la crescita economica andrà di pari passo con l’affermazione sulla scena internazionale. Anche in tale contesto per il Vietnam il 2020 è stato un anno fortunato; ha ottenuto maggiore visibilità sul piano delle relazioni estere ricoprendo la Presidenza dell’ASEAN ed è stato selezionato come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti per il biennio 2020-2021, svolgendo con successo le sue mansioni internazionali. In merito alla Presidenza, il Vietnam ha promosso la reattività del blocco, limitando i danni della pandemia e assicurando, allo stesso tempo, l’elaborazione dell’agenda prefissata per il 2020. Ma, tra i maggiori successi di cui Hanoi può fregiarsi, vi è senza dubbio la redazione di una risoluzione delle Nazioni Unite per l’istituzione della Giornata internazionale della preparazione alle epidemie, fissata per il 27 dicembre. In sintesi, tra vittorie diplomatiche e commerciali, il Vietnam chiude trionfalmente uno dei peggiori anni della storia.

Una terza strada per UE e Vietnam

Come e perché l’Accordo di libero scambio commerciale cambierà per sempre le loro relazioni diplomatiche

“Gli accordi di libero scambio (ALS) offrono alle nostre aziende un’occasione di accesso ai mercati emergenti e creano posti di lavoro per gli Europei. […] Sono convinta che l’ALS sarà un’opportunità anche per il Vietnam, che godrà di maggiore prosperità economica, e più diritti per lavoratori e cittadini”.

Con queste parole la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha commentato l’entrata in vigore dell’ALS tra UE e Vietnam il 1° Agosto 2020. È stato definito l’accordo commerciale più completo che l’UE abbia mai stretto con un Paese in via di sviluppo, e punta ad eliminare il 99% dei dazi commerciali entro dieci anni. Tuttavia, l’accordo non solo segna una svolta nelle relazioni economiche, ma è anche l’inizio di una nuova era nel campo diplomatico.

Le relazioni tra UE e Vietnam cominciano ufficialmente nel 1990, appena pochi anni dopo il passaggio del Vietnam ad un’economia orientata al mercato, grazie alle riforme economiche che prendono il nome di Đổi Mới (lett. “rinnovamento”). Questa prima fase, che gli esperti di relazioni internazionali Nguyen e Mascitelli chiamano “inaugurazione dell’amicizia”, vede un approccio perlopiù unidirezionale, con l’UE che fornisce aiuti umanitari e sostiene progetti di sviluppo sostenibile. Il periodo di “conoscenza reciproca” termina nel 2006, quando l’economia vietnamita vive una fase di rapida espansione. Questa seconda fase viene chiamata “rafforzamento dell’amicizia”: le relazioni commerciali ed economiche diventano di gran lunga più importanti dell’assistenza umanitaria; il Vietnam viene ammesso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2007; e cominciano i negoziati per l’ALS. Dopo appena trent’anni, oggi l’UE è il quarto partner commerciale più grande del Vietnam, mentre il Vietnam è il 17esimo più grande per l’EU e il secondo tra tutti i Paesi membri dell’ASEAN. Inoltre, con investimenti per un valore totale di oltre sei miliardi di euro nel 2017, l’UE è uno dei maggiori investitori stranieri in Vietnam.

Oggi per il Vietnam, ma anche per altri Paesi ASEAN, l’espansionismo cinese nel Mar Cinese Meridionale è una sfida particolarmente delicata. Tuttavia, nessuno di loro può correre il rischio di esporsi apertamente, sia per il timore di perdere gli incentivi economici offerti dalla Nuova Via della Seta cinese, sia perché non sembra esserci una presa di posizione decisa da parte degli Stati Uniti. In questo contesto, una relazione più stretta con l’UE potrebbe fornire al Vietnam una “terza strada” per continuare a crescere economicamente, e non essere costretto ad allinearsi con Cina o Stati Uniti se il conflitto nella regione dovesse esacerbarsi. 

Il 2020 è stato un anno chiave per stringere l’accordo: in questo anno, infatti, il Vietnam è stato il Paese di turno alla Presidenza dell’ASEAN. Hanoi ha invocato un approccio “compatto ed efficiente” in risposta alle minacce poste dalle nuove sfide globali. Un approccio che potrebbe guidare l’ASEAN verso un orientamento comune anche nelle relazioni diplomatiche con l’UE.

Per l’UE, l’accordo spiana la strada verso intese future con altri Paesi membri dell’ASEAN. Ne consegue che nell’antagonismo fra le due grandi potenze, Stati Uniti e Cina, anche il Sud-Est asiatico emerge come un partner prezioso per i membri dell’Unione, non solo a livello commerciale, ma soprattutto per rafforzare la sua sfera d’influenza in questa parte del mondo. Nel suo comunicato ufficiale del 20 settembre 2020, anche l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Borrell ha reiterato l’importanza di stringere legami più forti con il Sud-Est asiatico. 

Inoltre, il 2020 non è stato un anno chiave solo per il Vietnam. Nel 2020 l’UE ha scoperto l’urgente bisogno, rivelato dalla crisi Covid-19, di diversificare le catene di approvvigionamento e rafforzare il suo sistema produttivo. Nel momento in cui le attività produttive in Cina sono state sospese a causa della pandemia, improvvisamente l’UE ha realizzato di dipendere troppo da un singolo Paese per la sua catena di approvvigionamento, senza il quale non è in grado di mantenere dei livelli di produttività adeguati. Negli anni a venire, ridurre la vulnerabilità dei settori industriali principali sarà quindi di fondamentale importanza, per non farsi cogliere impreparati in caso di nuove interruzioni dei flussi commerciali. Il Vietnam è già emerso come un alleato prezioso all’inizio delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. Ad oggi, è una delle destinazioni preferite per gli investimenti delle aziende europee all’estero. Specialmente le aziende italiane stanno trasferendo gran parte delle capacità produttive dalla Cina al Sud-Est asiatico, attratte dal sistema economico particolarmente favorevole. Un trend destinato a crescere in futuro.

Le premesse sono buone per affermare che una terza fase nelle relazioni diplomatiche stia per prendere il via, grazie alla ratifica dell’ALS: ovvero, quella del “supporto reciproco” in tempi segnati dalle tensioni tra Cina e Stati Uniti e dalla nascita di nuove forze geopolitiche. Questo accordo è un’opportunità unica che, se sfruttata correttamente, potrebbe trasformarsi in una alleanza strategica di grande effetto. 

Partire col Phad Thai giusto

Il Sud-Est asiatico si afferma sempre più in Italia ed Europa anche grazie alla sua ricca offerta gastronomica

“Non mangiate niente che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo”, direbbe lo scrittore statunitense Michael Pollan. Una regola d’oro osservata con rigore specialmente dagli italiani, famosi per essere pronti a scrutare con occhio critico qualsiasi piatto proveniente dall’estero. Eppure, negli ultimi anni la cucina del Sud-Est asiatico sta riuscendo a superare i limiti imposti dalla geografia e ad aggiudicarsi anche il cuore dei più scettici. Ne sono una prova non solo i numerosissimi ristoranti di cucina thailandese e vietnamita che stanno facendo la loro comparsa in tutta Italia, ma anche la produzione di nuove serie tv che raccontano i profumi, il gusto e i colori della cucina asiatica. Ma quali sono i piatti più apprezzati in Europa e in Italia oggi, che conquisterebbero persino la vostra bisnonna? 

Libri interi non basterebbero a spiegare la ricchezza e la varietà di ingredienti della cucina del Vietnam. Ancor prima della colonizzazione francese, che avrebbe dato via all’Unione Indocinese nel 1887 e influenzato in maniera importante le abitudini alimentari di questa regione, è la vicina Cina a dare un contributo fondamentale allo sviluppo di piatti popolari vietnamiti: non solo wonton e noodles di grano, ma anche ingredienti come peperoncini piccanti e granoturco si ritrovano, infatti, in entrambe le cucine. Con l’arrivo dei francesi, la lista degli ingredienti disponibili si è ampliata fino a comprendere patate, cipolle, asparagi, caffè. E sorprendentemente oggi due dei piatti più amati della cucina tipica vietnamita, sia dai locali che dagli europei, vengono proprio dall’influenza dei nostri cugini d’oltralpe! 

Il primo è il Bánh mì, un gustoso panino farcito nei modi più fantasiosi, come per esempio carne arrostita, coriandolo, verdure e salse. Il pane utilizzato è simile nella forma ad una baguette, ma al posto della farina di grano viene utilizzata quella di riso. Il secondo invece è il celeberrimo Pho, una zuppa di brodo di carne e spaghetti di riso. Si pensa che il nome Pho (pronuncia: fuh) venga dal francese pot au feu (stufato di carne), e proprio la presenza della carne di manzo, raramente presente in altri piatti tipici della cucina asiatica, è un altro indice del lascito coloniale. 

E che dire della cucina thailandese? Amata sempre di più in terra nostrana, come sottolineano i numerosi ristoranti che stanno nascendo dappertutto, non solo a Roma o a Milano, ma anche in altre città italiane. Oltre al classico Phad Thai (noodles di riso saltati in padella con verdure fresche, uova, arachidi tostati, salsa di pesce, salsa al tamarindo, aglio, peperoncino, zucchero di palma e lime), la grande varietà di sapori e ingredienti combinati con estro e creatività della cucina thailandese conquista l’occidente giorno dopo giorno: tanto che il thailandese Massaman curry, il “re dei curry”, si è aggiudicato il primo posto nella classifica “The world’s 50 best foods” rilasciata da CNN appena due settimane fa per l’anno 2020. Il motivo? “Persino la sua versione da supermercato sarebbe in grado di trasformare il più incapace dei cuochi in un potenziale Michelin”.

Sebbene sia più difficile trovare in Italia ristoranti di cucina indonesiana, singaporiana, o di altri Paesi del Sud-Est asiatico, l’interesse verso di essi in occidente rappresenta un trend in costante crescita. Basti pensare che molti altri piatti che si sono aggiudicati un posto nella classifica citata poco fa provengono da Paesi ASEAN. O che ben due serie tv (Street Food Asia e Chef’s Table) Netflix, il gigante mediatico sempre attento alle esigenze di mercato specialmente dei giovanissimi, dedicano molti episodi alla cucina di Bali, Yogyakarta, Cebu, e altre sue città. 

Tutti segnali incoraggianti che dimostrano, ancora una volta, come il Sud-Est asiatico, la sua storia, la sua tradizione, e (ovviamente) la sua ricca cucina, suscitino l’interesse sempre più vivo in Europa e nel mondo.

A cura di Valentina Beomonte Zobel

Nuove prospettive e future opportunità per il commercio in Vietnam

L’EVFTA apre a nuove possibilità di sviluppo degli investimenti europei nel Paese.

Ancora una volta la pandemia di COVID-19 non ostacola momenti di dialogo e condivisione circa i nuovi accordi con i Paesi ASEAN. L’8 ottobre si è tenuto il webinar “Vietnam: il nuovo accordo commerciale con l’UE e le opportunità per le imprese italiane”, organizzato da Assolombarda in collaborazione con l’Associazione Italia-ASEAN, alla luce dell’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio tra Unione Europea e Vietnam. 

Successivamente all’esperienza della pandemia, infatti, risulta sempre più evidente come la cooperazione internazionale sia ormai una valida ed efficace soluzione per la ripresa economica degli Stati. È il caso dell’EVFTA, che testimonia i risultati del miglioramento del dialogo tra le Istituzioni europee e quelle vietnamite. L’accordo garantisce una serie di facilitazioni e opportunità alle imprese che dall’Europa decidono di guardare verso il Vietnam e inserirsi in nuovi segmenti di mercato all’interno di un’area dalla crescente vivacità economica. Il Paese, infatti, prevede di crescere del 2.7% nel 2020, scongiurando la possibilità di una recessione, a differenza di molti altri Paesi in via di sviluppo che, invece, registreranno un segno negativo quest’anno, dopo anni di crescita continuata. Nel panorama delle tensioni geopolitiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti, il Vietnam è divenuto la destinazione privilegiata di molte aziende, anche cinesi, che cosi facendo possono aggirare i dazi imposti da Washington. 

Nello specifico, la nuova normativa doganale offre al Vietnam delle agevolazioni tariffarie significative rispetto ad altri accordi. A tal proposito, la direttrice della Camera di Commercio e dell’Industria del Vietnam (VCCI), Thu Trang Nguyen, ha evidenziato i vantaggi dell’intesa commerciale rispetto al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTTP). L’Unione Europea ha, infatti, addirittura eliminato l’85.5% delle linee tariffarie nei confronti del Vietnam a fronte del 78%-95% garantito dal CPTPP. Di questo passo, entro il 2027, quasi tutti i prodotti di origine vietnamita esportati in UE godranno di una tassazione pari allo 0%, ad eccezione dei cosiddetti “beni sensibili” quali, ad esempio, i prodotti alimentari e il tabacco. Si tratta di obiettivi commerciali ambiziosi per UE e Vietnam, differentemente dal CPTTP, che impiega circa 10 anni per generare gli stessi effetti. L’accordo include regole tecniche riguardo la nuova normativa doganale e introduce strumenti che garantiscono la fluidità dei traffici attraverso la valorizzazione delle scelte di integrazione economica e la promozione della sostenibilità e dell’economia circolare. 

In tal senso, il Paese sta facendo passi da gigante nel settore energetico, potenziando e incentivando l’uso delle fonti di energia rinnovabile, come ad esempio le cosiddette “solar farms” che provvedono a soddisfare le esigenze energetiche garantendo un impatto minimo sull’ambiente. Il Vietnam intende, infatti, rilanciarsi da subito su questo fronte mirando ad un aumento della percentuale di energia solare ed eolica dal 10% attuale al 15%-20% entro il 2030 e al 25%-30% entro il 2045.

Si tratta di elementi che fanno ben sperare circa il futuro del Vietnam. Il Paese presenta ad oggi grandi potenzialità sulla scena economica internazionale e l’accordo pone finalmente le basi per una sempre migliore cooperazione bilaterale. L’EVFTA procede quindi in linea con gli altri accordi conclusi dalla UE negli ultimi anni e dovrebbe favorire la rapida ripresa economica del Vietnam, rendendolo una delle mete favorite per gli investimenti esteri e per il commercio di beni e servizi. Ad oggi, la crisi innestata dalla pandemia continua a porci di fronte ad un futuro incerto ed offuscato ma, attraverso accordi commerciali di questo calibro e migliorando la cooperazione internazionale, la ripresa potrà essere rapida e sostenibile.

A cura di Hania Hashim

Accordo commerciale UE-Vietnam: benefici e opportunità

L’accordo di libero scambio è stato ufficialmente ratificato da Ue e Vietnam. Quali conseguenze avrà per l’Italia?

Il 30 Marzo 2020 è stata approvata dal Consiglio dell’Unione europea la sottoscrizione degli accordi commerciali e di investimento tra Ue e Vietnam. Oggi invece, è arrivata l’approvazione della controparte vietnamita, che ha dato il via all’accordo commerciale più ambizioso che l’Ue abbia mai concluso con un Paese in via di sviluppo. L’accordo non solo rilancia il commercio internazionale in un momento delicato, ma offre anche concrete opportunità e vantaggi alle aziende disposte a investire nel commercio con il Sud-est asiatico. L’EU-Vietnam Free Trade Agreement è il secondo accordo dell’Unione con un Paese ASEAN, dopo quello con Singapore del novembre 2019.

Secondo uno studio della Commissione Europea infatti, entro il 2035 l’accordo farà crescere le esportazioni dall’Ue verso il Vietnam del 29%, per un valore superiore a 8 miliardi di euro. Inoltre, potrebbe contribuire alla creazione di 116.200 posti di lavoro in Europa. Numeri considerevoli, che saranno raggiunti attraverso una prima eliminazione del 65% dei dazi vietnamiti sui prodotti provenienti dall’Ue, fino ad arrivare ad una eliminazione complessiva del 99% entro 10 anni. Oltre all’eliminazione dei dazi, l’accordo ruota attorno ad alcuni altri punti fondamentali per i paesi UE: la riduzione delle barriere non tariffarie, attraverso l’adozione di standard europei e internazionali; l’accesso senza precedenti per le imprese europee al mercato vietnamita degli appalti pubblici e dei servizi; la ratificazione di convenzioni internazionali sul rispetto dei diritti dei lavoratori e sulla salvaguardia dell’ambiente.

Per quanto riguarda l’Italia, l’accordo potrebbe rivelarsi particolarmente vantaggioso. Dati ISTAT e Confindustria confermano che finora il nostro Paese ha un deficit commerciale con il Vietnam, importando beni, nel 2018, per 2,5 miliardi di euro, a fronte di 1,3 miliardi di esportazioni. Tra le ragioni del deficit vi è sicuramente l’alta percentuale di dazi applicata ai prodotti europei, che rappresenta un freno anche per le 4.400 imprese italiane che esportano in Vietnam (principalmente PMI). L’abbattimento dei dazi e l’apertura del mercato vietnamita porteranno grandi benefici a diversi settori dell’export italiano, come la meccanica, l’automotive, il tessile, il comparto farmaceutico, e la filiera vinicola e agroalimentare.

L’ Accordo, infatti, riconosce la tutela di 169 Indicazioni Geografiche europee. Le IG italiane sono 38 e tra queste spiccano: Aceto Balsamico di Modena, Asiago, Bresaola della Valtellina, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella di Bufala Campana, Prosciutto di Parma e di San Daniele, Prosecco, Franciacorta. La lista è soggetta a revisione continua e a un possibile ampliamento.

L’accordo rappresenta una ventata di aria fresca, in un contesto nel quale il commercio internazionale ha subito più duramente il colpo dell’emergenza Covid-19. L’augurio è che l’Accordo possa non solo costituire un’opportunità per le imprese, ma anche che costituisca una nuova tappa nel raggiungimento di una intesa vasta e ambiziosa tra Unione Europea e ASEAN.

 

Articolo a cura di Valentina Beomonte Zobel.

Il momento del Vietnam

Nonostante la guerra commerciale tra USA e Cina e l’impatto della pandemia, il Vietnam si candida ad assumere un ruolo di spicco in questa nuova fase

Con una popolazione giovane e dinamica e attraverso una serie di riforme strutturali significative, negli ultimi decenni il Vietnam ha vissuto una crescita rapida e costante. A dispetto di crisi domestiche e internazionali, l’economia vietnamita si è mostrata forte e solida, sostenuta da una robusta domanda interna e da un’industria manifatturiera orientata all’esportazione. L’adesione all’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico ha poi contribuito nel tempo a rafforzare la posizione del Paese, sia sul piano regionale che su quello internazionale.

Negli ultimi anni, lo scontro commerciale tra Cina e Stati Uniti ha generato effetti collaterali che hanno interessato gran parte delle catene di valore regionali e globali. Per aggirare le tariffe e contenere i costi di produzione, diverse aziende hanno cominciato a trasferire le attività produttive dalla Cina ad altri Paesi della regione e in particolare del Sud-Est asiatico. Tra questi, si è distinto il Vietnam che, grazie alla competitività della sua economia, è stato in grado di attirare flussi di investimenti consistenti. Secondo diversi esperti e analisti, sembra proprio che in termini commerciali il Paese sia uno dei maggiori beneficiari dello scontro gli Stati Uniti e Cina.

Il 14 maggio l’Associazione Italia-ASEAN ha organizzato un webinar sul tema del Vietnam e della sua risposta all’emergenza sanitaria con l’Ambasciatore d’Italia in Vietnam, Antonio Alessandro, e il Direttore Generale per le Relazioni Internazionali delle Province del Vietnam, l’Ambasciatore Nguyen Hoang Long. L’obiettivo era quello di fare un punto della situazione in Vietnam alla luce della recente crisi economica e sanitaria.

Oggi infatti, data la profonda integrazione con l’economia globale, il Vietnam è  stato duramente colpito dalla pandemia di Covid-19. In termini di danni subiti dall’economia, il crollo del turismo, il calo della Borsa e la parziale interruzione delle catene di valore hanno fortemente danneggiato le attività economiche nel Paese. Tuttavia, l’impatto sanitario della pandemia non è stato così grave in Vietnam come in altri Paesi, grazie a diverse misure proattive che le autorità hanno messo in campo per affrontare l’emergenza. Sul piano sanitario, la capacità del governo di agire con prontezza per isolare i casi positivi, tracciare i contatti e attuare quarantene selettive, ha dato i suoi frutti. Nel Paese i casi di Covid-19 sono meno di trecento, con una mortalità pari a zero, e solo pochi casi gravi. Le autorità vietnamite, che hanno anche ricevuto gli apprezzamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono state in grado di fornire una risposta repentina e completa, che ha messo il Paese nelle condizioni di contenere l’impatto sanitario del virus e limitare gli effetti sul piano economico. Nonostante il Fondo Monetario Internazionale stimi per il Vietnam una crescita del 2,7% nel 2020, il governo vietnamita punta ancora a raggiungere l’obiettivo di crescita del 5% con un’ambiziosa strategia di rilancio, mirata a stimolare il consumo interno, attirare investimenti esteri diretti e sostenere l’esportazione di beni ad alto valore aggiunto.

Nonostante l’impatto della pandemia dunque, Il Vietnam si candida a svolgere un ruolo di primo piano nel contesto regionale e internazionale in questa fase incerta. La Presidenza temporanea dell’ASEAN, il seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’entrata in vigore degli accordi di libero scambio con l’Unione Europea ad agosto mettono il Vietnam nelle condizioni ideali per continuare a sostenere lo sviluppo economico, politico e sociale del Paese nel breve e nel lungo periodo.

 

Articolo a cura di Tullio Ambrosone.