Riforma del lavoro e codice penale in Indonesia

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Il nuovo codice penale Indonesiano è attualmente nella sua bozza definita in parlamento, entrando  presumibilmente in vigore prima della fine del mandato di Jokowi

Articolo di Aniello Iannone

Durante la pandemia Covid-19, in particolare durante la massiccia prima ondata del 2020, in Indonesia il governo ha promulgato una delle più controverse leggi sulla riforma del lavoro, Undang-Undang Cipta Kerja, nota ai  più come Omnibus Law. La nuova legge fu criticata aspramente sia dalla comunità accademica Indonesiana, sia da NGOs. 

Il motivo principale di tali critiche, che in seguito si trasformeranno in proteste, era il corpus della nuova legge che secondo i critci discriminava e danneggiava  i diritti dei lavoratori. L’approvazione della legge scatenò manifestazioni, in particolar  modo a Giacarta. Per giorni i manifestanti scesero in piazza per condannare la scelta del governo Indonesiano, tanto che la polizia dovette intervenire per fermare le proteste. 

Le proteste contro la riforma del lavoro non sono state le uniche e neanche le più violente. Un anno prima,  durante la prima bozza di revisione del codice penale (Rancangan Kitab Undang-Undang Hukum Pidana o RKUHP) violente proteste di scatenarono nella capitale. Le proteste scoppiarono quando una prima bozza della legge dichiarava come reato i rapporti extra-matrimoniali o fuori dal contratto matrimoniale. Inoltre la bozza  indeboliva notevolmente i reati per corruzione, tema molto sensibile nel paese visto l’alto livello di corruzione. Le proteste hanno tardato la riforma, portando ad un ripensamento da parte del governo. La violenza delle proteste del 2019, guidata dal grido della popolazione TolakRKUHP (respingere la riforma del codice penale).Senza una revisione chiara della riforma la possibilità di nuove sommosse rimangono alte. 

Il diritto dell’Indonesia attraverso la storia 

La giurisprudenza Indonesiana prende molto dal periodo coloniale olandese. Il codice penale non fa eccezione. Anche se sono passati decenni dell’Indipendenza del paese, il sistema penale utilizzato è quello risalente al periodo olandese. Storicamente la struttura giuridica Indonesiana si può dividere in 4 fasi principali pre indipendenza e 4 post indipendenza (Sylvana et. al., 2021) : 

  • il periodo pre-colonizzazione caratterizzato dal diritto consuetudinario non scritto di stampo religioso(Harahap, 2018)
  • il periodo VOC (Compagnia delle Indie Orientali) quando per la prima volta il diritto occidentale penetra nell’arcipelago con l’instaurazione dello Statuto di Batavia nel 1642 e il Mucharaer Book of Law nel 1750 che conteneva una raccolta di leggi islamiche penali, mantenuto anche durante il periodo Inglese fino al 1810

Tra il 1814 e il 1855, detto Besluiten Regering, il diritto Indonesiano venne influenzato dal sistema monarchico costituzionale Olande senza però vere e proprie modifiche al codice penale. Gli anni che vanno invece dal 1855-1926, noti come Regering Reglement, che coincide con il passaggio da monarchia costituzionale in Olanda a monarchia parlamentare, vedono una riduzione del potere del re sulle colonie. In questa fase il codice penale, come tutta la struttura giurisdizionale, comincia a prendere forma con la creazione di un codice penale che sarà esteso su tutta la popolazione Indonesiana dell’epoca. 

  • Il periodo dell’occupazione Giapponese 1942-45. Durante questo periodo si verifica un dualismo nel codice penale, da un lato il sistema olandese dall’altro il sistema giapponese (Saleh & Pelengkap, 1981)
  • Il periodo Indonesiano. Il problema del doppio codice penale trovò risoluzione dopo la sostituzione della Costituzione del 1945 con l’emanazione della legge 73 del 1958 che riprendeva la legge N.1 del 1946 dichiarando il sistema penale olandese Indonesiano, attualmente applicato nel paese (Bahiej, 2006) 

La riforma del codice penale: diritti, religione e politica 

Analizzando la proposta di riforma del codice penale i punti che hanno visto più critiche sono principalmente 14. In questa analisi ne prenderemo in considerazione solo alcuni, in particolar modo quelli che più vanno ad intaccare le libertà personali. 

La proposta del nuovo codice penale prevede una modifica agli art. dal 218 al 220,   dall’art.240 al 241 e dell’art 273. La modifica introduce una pena (dai 3 ai 4 mesi di detenzione) in caso di critica nei confronti del Presidente e del Vice-Presidente anche se le critiche sono trasmesse tramite social media (art.240) con una pena fino a 4 anni per diffamazione alle autorità. 

Nel contesto Indonesiano, senza una giusta motivazione all’interno della legge per critica e diffamazione, queste norme possono essere usate per mettere a tacere eventuali critiche/opposizioni nei confronti delle autorità. Già durante l’introduzione della legge ITE (Electronic Information and Transactions) e dell’Omnibus Law molti tra accademici e non furono condannati per diffamazione delle autorità, anche se stavano solo criticando la legge ITE  e  la più recente  Omnibus Law.  

L’art. 273 pone delle restrizioni alle  manifestazioni studentesche e sociali, rischiando di minare un diritto fondamentale trascritto nella costituzione, cioè il diritto alle dimostrazioni sociali. 

La revisione della legge penale, inoltre, inserisce norme molto severe  riguardanti temi legati alla religione. Partendo da questo punto di vista, bisogna analizzare questa parte della riforma in maniera trasversale. L’ Indonesia è il paese con la percentuale più alta di fedeli mussulmani al mondo. L’87 % della popolazione professa l’islam sunnita principalamente secondo il pensiero delle due scuole di pensiero presenti nel paese, la Nahdlatul Ulama (la corrente piu’ diffusa e piu’ consevatrice) e la Muhammadiyah (la corrente piu’ moderata). 

La religione ha un ruolo fondamentale  nella politica Indonesia. In tal senso l’Indonesia costituzionalmente non è uno stato Islamico ma uno stato semi-laico. Professare una religione è obbligatorio, però nessuna religione si impone sull’altra, costituzionalmente.  La revisione del codice penale enfatizza il ruolo della religione. L’art. 302 propone una detenzione per 5 anni in caso di blasfemia. Le condanne per blasfemia non sono nuove nel paese, il più noto è il caso dell’ex governatore di Jakarta Basuki Tjahaja Purnama noto come Ahok.

Altra critica in tema religioso riguarda l’art. 304 della riforma. Nell’articolo si stabilisce che chiunque costringa un’altra persona a cambiare religione rischia una pena fino a 4 anni. In questa legge si può trovare un difetto non tanto nell’obbligo o meno di costringere una persona a credere o no ma nella sua mancata spiegazione su come il caso dovrebbe essere riportato alle autorità, divenendo una minaccia per la libertà d’espressione. 

Inoltre gli articoli 415 e 416 condannano con una pena fino ad un anno per adulterio, evadendo quelli che sono i contratti matrimoniali.  In particolar modo l’art 416 condanna tutti coloro che vivono “come” marito e moglie ma non hanno contratto matrimonio con pena di reclusione fino a 6 mesi di carcere. 

Conclusione 

Il nuovo codice penale Indonesiano è attualmente nella sua bozza definita in parlamento, entrando  presumibilmente in vigore prima della fine del mandato di Jokowi. Le varie  critiche e le lacune all’interno del nuovo codice potrebbero però spingere il Mahkamah Agung ( la corte suprema indonesia) a dichiarare incostituzionale la revisione del codice penale, cosa già accaduta con l’Omnibus Law. Anche quella volta la corte suprema Indonesiana dichiarò l’incostituzionalità della legge, che  passando comunque in parlamento scateno violente rivolte in Indonesia. 

 

Riferimenti 

Bahiej A. (2006) Sejarah dan Problematika Hukum Pidana Material di Indonesia. SOSIO-RELIGIA, 5(2)

Harahap A. (2018) Pembaharuan Hukum Pidana Berbasis Hukum Adat. EduTech Jurnal Ilmu Pendidikan dan Ilmu Sosial, 4(2)

Sylvana Y., Firmansyah Y., Wijaya H., Angelika M,S. (2021). History of criminal law in Indonesia. Jurnal Indonesia Sosial Sains, 2(4) : 645-655

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