Sfide e opportunità per la Presidenza italiana del G-20

Sfide e opportunità per la Presidenza italiana del G-20

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Per la prima volta l’Italia presiederà il G-20 e dovrà essere in grado di mediare tra USA e Cina. La “staffetta” con l’Indonesia può contribuire a mettere al centro i temi asiatici.

Per la prima volta dalla sua costituzione, il G-20 verrà presieduto dall’Italia. La Presidenza italiana è iniziata nel dicembre del 2020 e si concluderà il 30-31 ottobre 2021 con una grande conferenza di tutti i capi di stato e di governo dei Paesi membri a Roma. Prima del Summit romano, si svolgeranno incontri a livello ministeriale sulle diverse tematiche in varie città italiane nel periodo compreso tra maggio e ottobre. Per l’Italia si profila una grande occasione per essere protagonista indiscussa nel palcoscenico della politica internazionale. 

I temi centrali sui quali la Presidenza italiana ha deciso di impostare il lavoro del G-20 sono tre: People, Planet e Prosperity, esemplificati nella sigla 3P. Si tratta di tre concetti alla base dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per la sostenibilità e infatti si può parlare di sostenibilità sociale in favore delle Persone, ambientale in relazione al Pianeta e anche economica con riguardo alla Prosperità. Il fatto di mettere al centro del forum proprio il tema della sostenibilità fa pensare che il nostro Paese sia intenzionato a giocare un ruolo di primo piano per la costruzione di un’economia internazionale nuova basata sul rispetto del pianeta e sulla tutela delle persone. Accanto a quello della sostenibilità sarà centrale anche il tema della salute, visto che l’Italia presiederà insieme alla Commissione Europea anche il Global Health Summit e quindi possiamo aspettarci un impegno forte della Presidenza italiana sul problema attuale della pandemia e di come contrastarla con misure globali. 

Una sfida che attende il nostro Paese, sotto la guida del nuovo esecutivo Draghi, sarà quella di svolgere un ruolo di mediazione tra USA e Cina. In quest’ottica, il summit di Roma sarà anche il primo evento internazionale di peso in cui il neo-Presidente Joe Biden si incontrerà col Presidente cinese Xi Jinping. Come già dimostrato dalle parole di Biden al recente G-7, gli USA hanno deciso di lasciarsi alle spalle la stagione isolazionista trumpiana e di tornare protagonisti nella politica internazionale. Sicuramente il nuovo Presidente porrà sul tavolo il tema del maggiore impegno degli USA per la sostenibilità e per il rispetto degli Accordi di Parigi sul clima, come anche il sostegno alla battaglia contro il virus e la fine della “guerra dei dazi” con la Cina, ma nei confronti di questa farà sentire la sua voce relativamente ad Hong Kong, agli Uiguri e al delicato conflitto nel Mar Cinese Meridionale. L’Italia dovrà trovarsi pronta a facilitare il dialogo tra i due giganti e forse troverà un valido alleato per questo compito proprio nel Paese che succederà al nostro alla Presidenza del G-20.

Infatti, nel 2022 toccherà all’Indonesia coordinare i lavori del forum internazionale. L’Indonesia non solo è il Paese musulmano più popoloso al mondo e il terzo più popoloso dell’Asia, ma è anche un membro dell’ASEAN (l’unico di questi nel G-20) e sicuramente tra tutti, quello che di più si è speso per una maggiore integrazione e democratizzazione tra i Paesi del Sud-Est asiatico, come dimostrato dal recente caso del golpe in Myanmar. Per lo “stato arcipelago” la presidenza del G-20 sarà l’occasione tanto attesa per dimostrare al mondo che democrazia e Islam possono coesistere, che il Paese è avviato verso lo sviluppo e condivide la battaglia per la sostenibilità e che è un valido attore nella politica internazionale. Infatti, cercherà di sfruttare la sua posizione per far integrare meglio l’ASEAN con il G-20 e sicuramente svolgerà un ruolo di mediazione tra USA e Cina, anche per non finire intrappolata nella loro contesa. 

L’Italia dovrà fare squadra con l’Indonesia per facilitare il dialogo tra USA e Cina, per ammorbidire le relazioni tra Cina e India e per rafforzare i rapporti UE-ASEAN. È bene ricordare che l’Italia (insieme a Germania e Francia) è diventata da pochi mesi Development Partner dell’ASEAN e questo costituisce di certo un punto di osservazione privilegiato per lo scenario asiatico che il nostro Paese dovrà essere in grado di sfruttare al meglio soprattutto in vista del passaggio di consegne con l’Indonesia. Infine, non va dimenticato che UE e Indonesia stanno negoziando da diversi anni un accordo commerciale, ma le divergenze di vedute sull’olio di palma lo stanno di fatto bloccando. L’auspicio è che la Presidenza italiana riesca a sbloccare questo dossier commerciale, come anche quelli con gli altri Paesi ASEAN. Una più stretta relazione tra UE e ASEAN per mezzo di Italia e Indonesia non potrà che migliorare il dialogo tra Europa ed Asia ed evitare che le due aree geografiche siano intrappolate nella contesa tra USA e Cina. 

A cura di Niccolò Camponi

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